Calcio C, Cesena e il discorso di fine anno di William Viali

La crescita della squadra, i 39 punti, l’esplosione di alcuni giovani, la conferma di alcuni pezzi pregiati, il Cesena che è stato e il Cesena che verrà, ma anche gli scenari futuri e tanto altro ancora. Ieri mattina William Viali ha preso posto nella sala stampa del Manuzzi e si è dedicato al suo personale discorso di fine anno.

La crescita

«Se penso a tutto il nostro percorso, cominciando dallo scorso gennaio a oggi, dico che è stato un 2021 bellissimo, di crescita costante e continua sia nello scorso campionato che in questo. Resta l’ombra dei due mesi vissuti dopo il Covid, che ci hanno impedito di rispondere a una domanda: dove saremmo potuti arrivare nella scorsa stagione? Per fortuna, dopo l’estate, abbiamo ricominciato bene, continuando a meravigliare. L’aspetto più bello di questo 2021, che accomuna le due stagioni, è che siamo sempre stati protagonisti e abbiamo sempre sorpreso. Questo perché fin dalla scorsa stagione si sono creati i presupposti tecnici e ambientali per rendere al meglio».

Il bottino

«A livello squisitamente matematico, 39 punti in un girone sono un capolavoro e non sarà affatto facile ripetersi, perché dovremmo fare qualcosa di straordinario anche nel girone di ritorno. Quindi io dico: non pensiamo alla matematica e ai punti, non perdiamo tempo a fare calcoli o confronti. Pensiamo solo a essere protagonisti anche nei prossimi 5 o 6 mesi, perché vivacchiare non fa per noi, non è il nostro modo di essere e non lo sarà mai. Io penso che a livello tecnico, e volendo anche tattico, questa squadra abbia ancora margini di miglioramento. Rispetto ai primi mesi della scorsa stagione, oggi abbiamo imparato a vincere anche le partite sporche o bloccate. Nel girone di ritorno dovremo migliorare la percentuale di realizzazione in rapporto alle occasioni create, che è ancora troppo bassa. Se mi guardo indietro, da Cesena-Imolese, dove abbiamo sprecato tre gol davanti al portiere, a Gubbio-Cesena, dove avremmo potuto e dovuto segnare quattro o cinque gol nel primo tempo, molto spesso non siamo stati cinici e abbiamo realizzato pochi gol rispetto alla mole di gioco e alle occasioni create. Per il resto, faccio fatica a dire cosa migliorare ancora: la fase difensiva ha funzionato, il possesso palla pure, la nostra voglia di imporre il gioco non ne parliamo».

I singoli

«Tra giovani e vecchi, da chi mi aspetto di più nel ritorno? Non ne farei una questione di età, perché non è vero che i primi hanno fatto meglio dei secondi o viceversa. Nel girone d’andata c’è chi ha fatto molto bene e chi può fare molto di più. Quando qualcuno dei primi magari calerà, mi auguro che possano salire quelli che all’andata non erano al top. Non c’è un reparto dal quale mi aspetto di più nel girone di ritorno, perché hanno lavorato tutti molto bene. Il centrocampo è il reparto dove ho più scelte e dove ho cambiato di più, ma nel corso delle partite siamo riusciti a mettere tutti in pista anche se nel finale le scelte erano obbligate. Missiroli? Ha avuto un percorso particolare, essendo arrivato tardi e avendo determinate caratteristiche, ma nelle ultime 3-4 partite è cresciuto molto. Così come Pierini, che ha ripagato alla grande la fiducia che gli ho concesso. L’unico aspetto dove dobbiamo migliorare, e qui mi rifaccio al concetto di prima, riguarda i gol: i nostri centrocampisti ne hanno tanti nei piedi e devono segnare di più».

I recuperi

«Abbiamo chiuso l’anno un po’ in riserva per colpa di alcuni infortuni, che hanno condizionato le mie scelte e le rotazioni. Salvo imprevisti, pensiamo di recuperare praticamente tutti durante la sosta e da lunedì prossimo, quando cominceremo a preparare la partita contro la Lucchese (ma comincia a farsi largo l’ipotesi di rinviare l’intera giornata di Lega Pro su pressione di diverse società, ndr), saremo praticamente al completo o quasi. La partita di Gubbio è stata condizionata anche da questo. Era un turno infrasettimanale e non abbiamo potuto ruotare i giocatori come avremmo voluto».

Gli equilibri

«Con l’ingresso di nuovi soci, che ora detengono la maggioranza del Cesena, dovrò interfacciarmi anche con figure nuove, che hanno dimostrato di avere un grandissimo entusiasmo e una carica veramente straordinaria. Ma sul mercato e su come muoverci, le mie considerazioni non cambiano. Cioè, avrei detto esattamente le stesse cose se non fossero arrivati gli americani e se al comando non fosse cambiato nulla, perché questi 39 punti sono anche figli di un’alchimia e di un equilibrio che abbiamo trovato durante l’anno. Mi spiego: non è che oggi, perché magari avremo a disposizione più liquidità, chiederò alla società 7-8 giocatori nuovi solo perché eventualmente ci sono più possibilità per fare acquisti. Detto questo, qualche limite lo abbiamo e la proprietà ne è consapevole. Vogliono fare qualcosa di eccezionale, ma hanno capito perfettamente che il percorso di crescita è già cominciato e per questo ci hanno ascoltato».

Il mercato

«Al momento non ci sono sul tavolo nomi e cognomi, ma solo idee. In estate volevamo acquistare una punta (Pittarello, ndr), che poi non è arrivata. Oggi, con il senno di poi, posso dire che il direttore ed io ci avevamo visto giusto, perché effettivamente davanti siamo un po’ corti e, soprattutto nei 90 minuti, le difficoltà più grandi le abbiamo avute proprio nella gestione dei centravanti, con Bortolussi che non ha mai saltato una partita e con Caturano che si è infortunato nell’ultimo mese. Per fortuna siamo quasi sempre andati in vantaggio e questo piccolo difetto strutturale non è mai emerso, ma nelle gare in cui siamo andati sotto, poi a livello numerico non siamo riusciti a svoltare dalla panchina proprio perché davanti la coperta è più corta. Per questo motivo proveremo a colmare questo gap».

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