Domanda di sociologia applicata al calcio: può nascere una rivalità dopo appena due partite di campionato in 80 anni di storia? Francamente no, anche solo per non rischiare di intaccare il fascino di saghe e di battaglie campali che hanno scritto la storia del Cesena. Eppure, quando all’orizzonte rispunta quel nome che ancora oggi qualcuno riesce a storpiare, sopraffatto da un esagerato uso delle doppie, diventa praticamente impossibile non avere un brivido e rimanere indifferenti. Domenica pomeriggio, dopo quasi due anni, sulla strada del Cavalluccio torna il Matelica, cioè la squadra che in serie D ha tenuto nascoste fino alla fine le casse con lo spumante che il Cesena aveva messo in fresco dopo il fallimento e la rinascita.

Alta quota

Oggi, a differenza di due campionati fa, non si gioca più per il primo posto e per la promozione diretta nella categoria superiore, ma guardando i numeri e la classifica c’è comunque una discreta fetta di gloria in palio. Matelica-Cesena è uno scontro diretto che si affaccia sull’attico del girone B, visto che le due squadre sono in piena zona play-off e curiosamente hanno gli stessi punti e lo stesso rendimento: 5 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte e 17 gol realizzati. Al netto di una lieve differenza alla voce delle reti incassate (14-19 per il Cesena, che dunque prende meno gol), stiamo parlando di due squadre allo specchio, con il Matelica che ha cominciato leggermente meglio e il Cesena che ha accelerato nell’ultima settimana raggiungendo i marchigiani.

Superstiti

Dopo essere salito sull’ascensore con qualche anno di ritardo e aver spinto il pulsante per il piano C grazie anche all’interruzione del campionato di D 2019-2020 per Coronavirus, il Matelica ha assaggiato per la prima volta il professionismo, ma nonostante tutto ha scelto di non snaturarsi. In estate il danaroso presidente Canil e il suo braccio destro Micciola hanno confermato il tecnico Colavitto, scelto poco più di un anno fa al posto di Battistini, che a sua volta aveva sostituito Tiozzo, il tecnico biancorosso nella doppia sfida di due anni fa. A proposito di duelli rusticani, nella rosa matelicese, rinforzata da buonissimi elementi di categoria come il centrocampista-incursore Balestrero (4 gol) e l’esterno mancino Volpicelli (3) ex Sambenedettese, sono solo tre i superstiti della stagione 2018-2019: il roccioso capitano De Santis (difensore centrale), il giovanissimo centrocampista Santamarianova (era in panchina al Manuzzi) e soprattutto Filippo Franchi, entrato nella storia dei due club con quell’incredibile fuga per la vittoria all’ultimo secondo di Matelica-Cesena 1-0, rincorso invano dal suo amico Ciofi (sono cresciuti nel settore giovanile della Roma) e con il Cavalluccio goffamente impreparato in difesa.

Toh, chi si rivede

Ma la partita di domenica, che non si disputerà al Giovanni Paolo II di Matelica ma al vetusto Helvia Recina di Macerata, sarà per tantissimi giocatori biancorossi una specie di rimpatriata. Se nel Cesena sono quattro i reduci dalla Serie D (Campagna, Munari, Capellini e appunto Ciofi), nella rosa del Matelica ci sono ben undici giocatori che avevano già incrociato il Cavalluccio tra le curve a gomito dei dilettanti. Oltre ai già citati De Santis, Santamarianova e Franchi, sfideranno nuovamente il Cesena i difensori Magri, Alessandro Di Renzo, Fracassini e Baraboglia, che due anni fa indossavano le maglie di Campobasso, Francavilla, Jesina e Montegiorgio, il centrocampista Bordo (Jesina), gli attaccanti Moretti (Notaresco), Peroni (Santarcangelo, classe 2000, un “mezzo ex” avendo giocato nel settore giovanile del Cesena fino al fallimento del 2018) e soprattutto Leonetti (Vastese), che Alfio Pelliccioni aveva praticamente acquistato nel mercato di dicembre per rinforzare l’attacco del Cavalluccio. Nello scorso campionato Leonetti è stato il capocannoniere del Matelica con 15 reti e domenica a Macerata andrà a caccia del primo gol della stagione al piano superiore.

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