Calcio C, Ardizzone: “Cesena, la B non è solo un sogno”

Nella sigla di chiusura del 2020, per una serie di motivi (il momento della partita, l’importanza del gol, i tre punti conquistati), ha trovato spazio soprattutto il sinistro ciclonico di Simone Russini dal limite dell’area. Ma nel film di Imolese-Cesena dello scorso 23 dicembre è entrato inevitabilmente anche il gol del provvisorio 0-1 di Francesco Ardizzone, soprattutto ripensando alla pregevole fattura del gesto atletico e tecnico.

Ardizzone, nessun centrocampista del Cesena ha segnato quanto lei nel 2020. Il gol di Imola è stato davvero bellissimo.

«Solo con la Pro Vercelli, in un 3-3 contro la Carrarese, ne ho segnato uno così bello, anche se completamente diverso. Quel giorno dribblai due giocatori dopo aver fatto una specie di veronica e calciai all’incrocio, stavolta ho azzardato una specie di “bicicletta” e ho messo la palla nell’angolino. Sono stato anche fortunato, però mi aspettavo di segnare proprio così quando ho visto arrivare la palla di Russini. A Simone lo dico sempre di servirmi in quel modo, a Imola è andata bene».

Il Cesena ha chiuso il 2020 con quattro vittorie consecutive. Lei avrebbe voluto continuare a giocare?

«La pausa è arrivata nel momento giusto, anche se stavamo vincendo sempre. Tanti di noi avevano il fiato corto ed erano un po’ affaticati, quindi era fondamentale ricaricare le batterie e ricominciare, staccando prima un po’ la spina».

Nel 2020 lei è stato il giocatore più presente del Cesena con 18 gare. E in queste 18 presenze ha segnato 4 gol (uno nello scorso campionato e tre in questo): solo Bortolussi e Caturano hanno segnato più di lei nell’anno solare.

«Sono numeri importanti e sono molto soddisfatto, perché dopo l’infortunio contro la Triestina e le quattro gare saltate, ho finalmente trovato la continuità. Per me è l’aspetto più importante, perché per lasciare il segno e per segnare devo stare innanzitutto bene e giocare appunto con continuità. Non sono mai stato un bomber, ma ho sempre avuto tante occasioni. Quest’anno mi pesava un po’ essere a zero, ma dalla doppietta al Ravenna a oggi posso ritenermi molto soddisfatto».

Il prossimo 17 gennaio festeggerà un anno da giocatore del Cesena. Cosa le sta dando questa avventura?

«Per me Cesena è stata la svolta, perché venivo da un periodo complicato con l’Entella. Ho avuto grande feeling dal primo giorno con la squadra e con la città, io e la mia fidanzata ci sentiamo a casa. Poi c’è la fiducia di Viali, fondamentale per un calciatore».

In carriera, dopo essere uscito dal settore giovanile del Palermo, ha cambiato appena tre squadre. Dopo la Reggiana, è stato tre anni e mezzo a Vercelli e tre anni e mezzo a Chiavari. L’obiettivo è fare lo stesso a Cesena?

«Sì, come minimo. La mia voglia è proseguire questa tendenza, ho il contratto fino al 30 giugno 2022 e voglio raggiungere obiettivi importanti. Vedere il Cesena in C è un peccato, io il Cesena da avversario l’ho sempre affrontato in B e in B mi piacerebbe giocare al Manuzzi anche con la maglia bianconera».

A proposito, la serie B quest’anno è solo un sogno irrealizzabile?

«No, non è solo un sogno. Devo continuare? (sorride, ndr)».

Prego.

«Se siamo a -2 dal primo posto, un motivo c’è, anche se manca mezzo campionato. Stiamo facendo un percorso di crescita e con i giovani bisogna avere tanta pazienza. I campionati si decidono a marzo e fino a marzo dobbiamo provare a mantenere questi livelli, anche se non sarà possibile vincere tutte le partite».

Senza Caturano, lei è diventato capitano del Cesena. Cosa significa questa investitura?

«Portare la fascia è una responsabilità e mi fa molto piacere. Vuol dire che l’allenatore e il gruppo si riconoscono nelle caratteristiche. La fascia non è solo un pezzo di stoffa alla domenica, ma vuol dire trasmettere qualcosa durante la settimana, in campo e nello spogliatoio».

Quale sarà l’aspetto più difficile nel 2021?

«Dare continuità e provare a ripetersi, confermarsi sarà la cosa più difficile. Dobbiamo lavorare a testa bassa, continuare a sognare e soprattutto mantenere la fiamma dell’entusiasmo sempre accesa. Dal 2-2 contro il Matelica è scattato qualcosa».

Ripensando al 2020, qual è un difetto da correggere?

«Nelle ultime gare, dopo essere andati in vantaggio, inconsapevolmente ci siamo spesso abbassati o, come a Mantova, abbiamo proprio smesso di giocare. Ecco, in questo dobbiamo migliorare».

Ora ci sono SudTirol e Arezzo, nel giro di una settimana, per chiudere il girone d’andata.

«Sabato comincia il mese più difficile e soprattutto particolare del campionato, indipendentemente dalla classifica delle avversarie. C’è il mercato e in C tante squadre cambiano moltissimo e una di queste è proprio l’Arezzo. Ma prima c’è il SudTirol, la nostra finale di Champions League. Il SudTirol è la squadra più solida del campionato, a Bolzano programmano la B da anni, hanno un gruppo storico e consolidato e non perdono praticamente mai. Sarà una partita difficilissima, ma noi ci crediamo».

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