Calciatore di Bellaria e Cailungo uccide la ex a martellate

Tempo fa su Instagram aveva pubblicato anche un post come testimonial di una campagna contro la violenza sulle donne. «No alla violenza, Respect». Eppure Giovanni Padovani, 27 anni, calciatore professionista con breve militanza nel Bellaria calcio e nel Cailungo a San Marino, martedì sera, dopo averla attesa per ore sotto casa a Bologna, ha assassinato a martellate l’ex fidanzata Alessandra Matteuzzi, 56 anni, rappresentante di vendita per uno showroom di abbigliamento. Lei lo scorso 29 luglio l’aveva denunciato il femminicida per atti persecutori-stalking.

L’agguato

Giovanni Padovani, da Senigallia, cittadina della costa marchigiana abbandonata da giovanissimo per giocare a calcio, sport dove non stava di certo lasciando un segno, stando alle ricostruzione della Squadra mobile della Questura, fatta sulla base delle dettagliate testimonianze dei vicini di casa, ha aspettato almeno per un paio d’ore Alessandra sotto il condominio in via dell’Arcoveggio.

La tragedia è stata vissuta in diretta dagli inquilini del condominio che hanno subito telefonato al 112. Giovanni l’ha affrontata appena è scesa dall’auto. Ha iniziato a spintonarla e a colpirla. Quindi l’ha trascinata sotto il porticato d’ingresso e ha iniziato a infierire su di lei con un martello fino a quando la poveretta non ha smesso di urlare. Quando è stata aggredita Alessandra Matteuzzi era al telefono con la sorella. Lo ha raccontato la stessa al Tgr Rai Emilia-Romagna: «È scesa dalla macchina e ha cominciato a urlare: no Giovanni, no, ti prego, aiuto. Io ero al telefono, ho chiamato immediatamente i carabinieri che sono arrivati subito. Io abito a 30 chilometri. Alla fine l’ha massacrata di botte».

Il personale del 118 l’ha trovata agonizzante. È spirata subito dopo il ricovero in ospedale.

L’ultima storia

Alle 21,30 minuti prima del femminicidio di Alessandra, Giovanni ha postato una storia quando si trovava già presumibilmente sotto casa della vittima e la stava aspettando. È una foto in bianco e nero che mostra l’autostrada dal parabrezza di un’auto. Probabilmente l’ha scattata mentre veniva dal vicino aeroporto Marconi e si dirigeva in via dell’Arcoveggio. Forse l’ha postata nel tentativo di costruirsi un alibi anche se la Polizia lo ha ammanettato a poche decine di metri dal condominio di Alessandra. Non dava l’idea di volere fuggire.

Era invece scappato sabato scorso dal ritiro dove si trovava la sua ultima squadra, la Sancataldese, in vista del match con il Catania. Per questo il team siciliano lo aveva messo fuori rosa. Lunedì Padovani aveva chiesto di essere reintegrato. «Non era sereno», riferiscono i dirigenti del club.

«Un ragazzo volenteroso, che faceva tutto», lo ricorda così Gianni Ciavatta dirigente del Cailungo. «Un po’ introverso – prosegue – e per questo non aveva legato molto con diversi compagni. Ma non è l’unico motivo per cui a fine stagione se ne è andato. Poco dopo il suo arrivo si è infortunato seriamente a un ginocchio. Le nostre sono realtà dove puoi permetterti di aspettare più a lungo un ragazzo che conosci da tempo».

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