Cadavere nel fosso a San Giovanni, arrestato un pakistano

Cadavere nel fosso a San Giovanni, arrestato un pakistano
Il luogo in cui è stato ritrovato

RICCIONE. Il cadavere era stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione in un canale di raccolta delle acque piovane a San Giovanni in Marignano. Era il 7 settembre del 2018. A oltre un anno di distanza arriva una svolta e arrivano anche parecchie risposte ai tanti interrogativi che quel macabro ritrovamento aveva lasciato in sospeso.

E’ infatti stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Riccione un pakistano residente in Grecia ritenuto responsabile dei reati di immigrazione clandestina e soppressione di cadavere. I militari hanno indagato nell’ambito della tratta degli esseri umani e hanno così scoperto uno dei responsabili, coadiuvati nelle operazioni da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia Divisione S.I.Re.N.E. e dall’Esperto per la Sicurezza di stanza ad Atene, attivato secondo le procedure della cooperazione internazionale di polizia,

La storia. «Correte c’è un cadavere nel fosso». Faceva una passeggiata in campagna e per la seconda volta nel giro di qualche giorno, passando in quel punto con altre persone, aveva avvertito un odore nauseabondo. Quella volta però si era avvicinata e, scostando la vegetazione, aveva svelato quello che era ancora nascosto alla vista, ma non più all’olfatto. Un cadavere scuro in avanzato stato di decomposizione. «Una scena da film dell’orrore», secondo la stessa definizione della signora che, con la mano tremante sui tasti del cellulare, aveva avvertito i carabinieri. Il ritrovamento, come detto, era avvenuto nelle campagne di San Giovanni in Marignano, lungo via Montalbano (una parallela della strada provinciale numero 17) a due passi dall’ingresso del centro ippico “Horses Riviera Resort”. I poveri resti erano nel canale di scolo, profondo poco più di mezzo metro, a lato della strada, stretta e asfaltata. Quello che restava del corpo, quasi mummificato e con le costole a vista, era talmente malridotto che neppure dopo un attento esame era stato possibile determinare il sesso, l’età e l’etnia della vittima. Non era stato solo l’effetto del trascorrere del tempo ad aver deteriorato i tessuti: anche gli animali avevano fatto la loro parte. Il cadavere era a torso nudo, senza anelli né catenine: indossava solo un paio di pantaloncini rossicci. Nelle tasche non aveva né soldi né documenti ed era privo delle scarpe. Di certo era rimasto a lungo nel canale di scolo: forse addirittura un mese. La calce viva gettata al termine del sopralluogo sul giaciglio di morte era servita a cancellare il cattivo odore.

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Enea Abati
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Operaio dell’informazione alla redazione di Rimini del Corriere Romagna. Moroso di Roberta, babbo di Nina e Linda. Vivo a Rimini ma tifo parecchio Cesena. Il mio mondo ideale? Quello prima di Internet.

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