C’è un crocifisso che fa litigare Italia e San Marino

La notizia è di quelle difficilmente interpretabili. Il ministero italiano dei Beni culturali, dopo aver “certificato” che il Crocifisso donato dal conte ad Angelo Boccardelli è un “semplice” pezzo di legno non attribuibile al grande Michelangelo Buonarroti, torna sui propri passi. E con una decisione inattesa e spiazzante per tutti gli attori, ha comunicato alla segreteria del Gip del Tribunale di Rimini Benedetta Vitolo, di aver presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento firmato dallo stesso giudice con cui un paio di settimane veniva respinta la richiesta di confisca. «Cosa sia successo in queste due settimane e quale sia la motivazione che ha spinto il ministero a questa decisione non lo sappiamo perché i ricorrenti non sono tenuti a darcene conto» il commento esterrefatto dell’avvocato Francesco Ciabattoni che segue la causa per conto di Angelo Boccardelli.

Come detto la mossa degli uffici guidati dal ministro Dario Franceschini spiazza. La decisione del Gip Benedetta Vitolo arrivata meno di un mese fa, era annunciata, scontata dopo la perizia degli esperti del dicastero romano che avevano sentenziato come l’opera «non può ritenersi una creazione dell’artista», ma un manufatto di epoca barocca del valore commerciale compreso fra cinquemila e settemila euro: queste le quotazioni alle aste internazionali.

Questa sarà la seconda volta in cui i giudici della Suprema corte italiana dovranno esprimersi sul Crocifisso. La prima volta avevano annullato il provvedimento di confisca, richiesto dal Pm Davide Ercolani, sulla base dei dubbi legati al reale valore artistico e culturale del bene da tutelare. Quando la querelle terminerà il Crocifisso verrà esposto nel duomo di Ascoli Piceno.

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