Burattini in mostra a Santarcangelo

Essenza del teatro, teatro dell’arte. La nutrita e pregevole collezione storica di burattini, marionette e burattette in cartapeste o legno dipinto, appartenuta alla famiglia Salici-Stignani (burattinai attivi tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento) farà ancora bella mostra di sé con il titolo “Per intelligenza e grazia” (da “Marionettentheater” di Kleist), fino al 28 febbraio nelle sale di Musas e Biblioteca Baldini.

Un elegante e silenzioso “popolo in miniatura” che va da personaggi dalla commedia dell’arte come Brighella e Pantalone, ai cosiddetti “figli della rivoluzione” come Facanapa, Fagiolino, Gianduja, a personaggi provenienti dai drammi storici come il padre del Fornaretto di Venezia, o dalla letteratura e dalla lirica come Otello e Madama Butterfly. Molti sono poi i personaggi che popolano il fantastico: diavoli, fate, maghi, e quelli che abitano il mondo reale: la cortigiana, il paggio, la contadina, il brigante.

La collezione venne donata al Met da Tinin Mantegazza, ed è costituita prevalentemente da burattette, considerate un anello di congiunzione tra burattini e marionette. A completare questo importante patrimonio, oltre ai numerosi fondali scenografici, cartonaggi, attrezzature, oggetti, anche 328 vestitini, appartenuti sempre alla famiglia Salici-Stignani e donati al museo nel 2003 da un privato cittadino.

La mostra, promossa da Focus – Fondazione Culture Santarcangelo, è a cura di Claudio Ballestracci con la collaborazione di Claudia Gallo e Federica Foschi.

Foschi, quale segno reca la riapertura dei musei di Santarcangelo e della rete Remus, con la ripresa di questa mostra precedentemente interrotta a causa della pandemia?

«La riapertura del Musas dopo mesi di chiusura ha un significato molto importante, soprattutto perché la cultura e i luoghi di cultura in generale devono essere sentiti e vissuti come spazi di condivisione, di confronto. Ora i burattini aspettano di essere scoperti dal pubblico, interagendo con loro, grazie anche all’allestimento così particolare, quasi un labirinto, pensato da Claudio Ballestracci. Anche la rete Remus ha cominciato a progettare il suo 2021 con progetti che collegano e fanno dialogare i musei dei Comuni della rete: Bellaria Igea Marina, Verucchio, Poggio Torriana, Santarcangelo».

Quale invece il significato di ricordare i 30 anni di “Burattini a Santarcangelo”, come attività di spettacolo e laboratorio?

«Il 2020 è stato un anno difficile per questo festival, promosso dai musei comunali nel 1990, che non ha permesso di realizzare tutti i progetti, ma che nello stesso tempo non ha fermato gli spettacoli. In questi primi 30 anni la rassegna dei burattini ha avuto tanto successo, determinando un ampliamento del rapporto tra museo e territorio e soprattutto la diffusione della conoscenza dello spettacolo tradizionale di piazza. Nel corso degli anni si sono susseguiti spettacoli di grandissima qualità, portati in scena da compagnie italiane ma anche europee. I burattini sono un grande mondo, dove in particolare la manualità è l’aspetto più importante, che parte dalla realizzazione dei personaggi, delle scenografie, dei copioni, delle musiche. La creatività, il saper fare, la fantasia è presente anche nelle attività laboratoriali proposte dai musei comunali».

Un’importanza, quella della collezione, che è stata sancita anche dall’intervento di restauro finanziato in sede regionale.

«Grazie all’intervento diretto della Regione Emilia-Romagna (con la legge 18/2000) è stato possibile tra il 2005 e il 2008 intervenire sulla collezione di vestitini di stoffe pregiate: seta, raso, velluto, tessuti damascati, passamaneria argentata e dorata. Il restauro è stato realizzato dalla ditta Archè di Carpi. La ditta Tela di Penelope, laboratorio di restauro del Museo del Tessuto di Prato, è invece intervenuta nel restaurare i 50 burattini, un lavoro di grande precisione nel materiale (dal legno, carta, vetro) che ha ridato nuova vita e luce a questo prezioso patrimonio, che deve essere reso fruibile, accessibile e soprattutto restituito alla comunità».

Ballestracci, da quali suggestioni è stato guidato nell’allestimento di questa mostra?

«Osservando e maneggiando queste goffe e al contempo eleganti imitazioni dell’umano, mi ha sorpreso l’estrema cura nel dettaglio degli abiti, la ricercatezza dei tessuti, degli accessori. A volte, la vestizione comprende biancheria o sottogonne che sarebbe impossibile vedere sul palcoscenico. Muovendo da queste suggestioni, nell’allestire la mostra mi sono focalizzato sul burattino/marionetta quale opera d’arte, soffermandomi a osservare da vicino le fattezze e i preziosi addobbi di questi attori in attesa. Estraniati dal loro naturale contesto di fondali coloratissimi e suggestivi, dall’ambito drammaturgico delle loro vicende, divengono essi stessi portatori di storie».

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