Buoni spesa, già 1.200 richieste nel distretto ravennate

Che il bisogno emerso con l’emergenza Covid fosse consistente era atteso, e sin da lunedì il sindaco Michele De Pascale parlava di centinaia di telefonate. Ma non era facile attendersi che nei soli primi tre giorni i servizi sociali del distretto di Ravenna, Russi e Cervia avrebbero raccolto 1197 domande e fatto distribuire 438 buoni.

Mentre nel solo Comune di Ravenna fra martedì e venerdì (anche se le telefonate erano partite nei numeri canonici del Municipio già da lunedì) sono state 939 le chiamate raccolte dal servizio approntato da Palazzo Merlato con 307 beneficiari dei buoni spesa. A cui si erano aggiunte un centinaio di consegne già rendicontate al mezzogiorno di ieri. Le cinque linee telefoniche attivate sono letteralmente roventi, e spesso occupate. Per questo ora il primo modulo, con cui evidenziare la propria esigenza, può essere compilato online nella modalità esplicitata nel sito del Comune. «Dopo che il cittadino ha espresso la sua esigenza, al telefono o attraverso l’invio di una mail – specifica l’assessora ai Servizi sociali, Valentina Morigi -, la valutazione sull’opportunità di attribuire un buono spesa viene fatta da una telefonata effettuata da un assistente sociale che inquadra la fragilità economica evidenziatasi con l’emergenza Covid».

Il Comune era già mobilitato con un bando proprio, con cui aveva iniziato nelle settimane scorse a distribuire buoni spesa, del tutto simili a quelli distribuiti ai lavoratori, dall’importo da 30 euro. Ora, con gli oltre 800mila attribuiti dal governo vengono stampati buoni da 50. La pezzatura è volutamente ridimensionata, perché ogni buono deve essere speso completamente una volta presentato al punto vendita. Ma a seconda della grandezza del nucleo familiare possono essere ovviamente attribuiti più buoni in una sola consegna, per lo più affidata ai volontari del territorio. Tra le motivazioni più ricorrenti nella richiesta di bisogno si evidenzia chi a Pasqua doveva iniziare il lavoro stagionale ora sospeso, chi aveva un lavoro precario e occasionale come donne sole con bimbi che dedicavano poche ore a pulizie o badanti che svolgevano poche ore di servizio da anziani. Poi c’è chi è stato licenziato per l’emergenza sanitaria o chi attende la cassa, ma senza l’incasso dello stipendio non sa come mangiare. «Certo si fanno sentire anche coloro che normalmente si rivolgono ai servizi sociali, – spiega ancora l’assessora – ma li tratteniamo un attimo per dare priorità su questo ambito a chi ha visto con questa situazione emergere un bisogno. Gli altri però devono sapere che i servizi sociali continuano a funzionare, per l’ordinario e lo straordinario».

Peraltro “solo” 750mila degli 830 disponibili saranno tradotti in buoni spesa: «Il resto – riprende la Morigi – , pensiamo di rivolgerli al sostegno chi da sempre è attivo per la risposta a chi ha necessità alimentari e ora ha intensificato la propria attività. Chi non ha una propria cucina per esempio ha più utilità nel vedersi garantito un accesso ad una delle mense attive nel territorio. Oppure per le esigenze di anziani in difficoltà spesso è meglio intensificare la consegna del pasto pronto». Un plauso da parte della componente della Giunta va però rivolto «al servizio sociale che garantendo il lavoro regolare, strategico per la nostra comunità, sta avendo un’ottima tenuta anche per questo ulteriore sforzo. Credo non sia stato casuale il riconoscimento anche del Tg1 nell’essere risultati tra i primi in attività». E una storia toccante viene dall’area Darsena/Mare, quella che rappresenta quotidianamente la parte più consistente di chiamate, fra le 100 e le 120: «Un signore ricevuto il buono ha pensato di riconsegnarlo. Era stato considerato dai Servizi in diritto di averlo, ma ha valutato di avere ancora qualche piccola riserva e ci ha chiesto di dirottarlo a chi poteva avere più bisogno di lui. Gesti che aprono il cuore». Andrea Tarroni

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