Bulbi in Regione: riportare all’ora giusta l’orologio della caccia

“Ritenendo la caccia un’attività tradizionale in molte zone rurali della nostra Regione, che ha radici profonde di ordine storico e culturale ho ritenuto opportuno assieme ad altri Consiglieri regionali del Gruppo Pd di presentare un’interrogazione alla luce della paradossale sentenza del Consiglio di Stato che sospende il calendario venatorio durante la stagione in corso”.

Le Associazioni ambientaliste e animaliste hanno presentato ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna contro il calendario venatorio regionale 2022/2023 per chiederne l’annullamento previa sospensione dell’efficacia della delibera relativa al calendario venatorio. Ricorso respinto dal Tar. Successivamente le stesse Associazioni hanno ricorso contro la sentenza del Tar al Consiglio di Stato il quale ha disposto la sospensione di due delle tre questioni poste dai ricorrenti. La cosa ha lasciato perplessi poiché un’altra sezione del Consiglio di Stato ha respinto un ricorso simile contro il calendario della Regione Toscana. Ritenendolo, fra l’altro, valido “al di là di ogni ragionevole dubbio” pur essendo un calendario più permissivo rispetto a quello dell’Emilia-Romagna. Prevede infatti la chiusura di tutte le specie al 31/01.

La Giunta regionale ha dovuto, di conseguenza, ottemperare a questa sentenza con due delibere, la prima con cui ha tolto una giornata aggiuntiva dal 3 ottobre al 30 novembre, la seconda con cui ha anticipato la chiusura di alcune specie cacciabili: la beccaccia al 31/12, i turdidi al 9/01 e gli acquatici al 19/01.

“Purtroppo – afferma Bulbi – formandosi giudicati contrastanti da Regione a Regione e quindi non essendoci un orientamento unitario degli organi di giustizia amministrativa è difficile redigere un calendario venatorio sulla base delle sentenze. Il calendario venatorio infatti pur essendo, ai sensi della Legge 157/92 di competenza delle Regioni, alla luce di queste sentenze contrastanti sembra che tolga questa competenza alle Regioni.

In generale la redazione del calendario venatorio dovrebbe essere basata su informazioni scientifiche e politiche di gestione sostenibili. La giustizia amministrativa dovrebbe intervenire solo in caso di violazioni della normativa o per proteggere i diritti legittimi degli interessati con decisioni univoche a livello nazionale evitando di creare interpretazioni a macchia di leopardo.”

“La chiusura anticipata del calendario venatorio – prosegue il Consigliere regionale – lede i diritti dei cacciatori, poiché essi si aspettano di poter cacciare per l’intera stagione per cui hanno pagato la licenza, comprese le tasse di concessione governativa e regionale.

La chiusura anticipata del calendario venatorio può ledere il principio di legittimo affidamento, principio giuridico che riconosce il diritto di un individuo di fare affidamento sulle decisioni e sulle azioni dell’amministrazione pubblica. In particolare, questo principio stabilisce che un individuo che si è regolarmente adeguato alle disposizioni dell’amministrazione pubblica, ha sostenuto delle spese e/o ha intrapreso degli investimenti in base ad esse, non può essere penalizzato da cambiamenti successivi delle disposizioni. Addirittura senza prevedere delle compensazioni che evitino di ledere i loro diritti.

Per dare certezze ai cittadini ed alle istituzioni è importante che le decisioni degli organi della giustizia amministrativa siano coerenti nelle interpretazioni delle norme e più in generale alle leggi. Le proprie pronunce siano univoche per garantire la certezza del diritto e la prevedibilità̀ delle decisioni, soprattutto in materia venatoria, per evitare di intaccare i diritti legittimi degli interessati.”

“Per questo- conclude Bulbi – ho interrogato la Giunta per chiedere se ritenga opportuno, come noi lo riteniamo, nel rispetto delle competenze che la Legge nazionale attribuisce alle Regioni, esente dai condizionamenti arrecati da decisioni contrarie agli organi di giustizia amministrativa, di adottare per il prossimo calendario venatorio i contenuti di quello emanato nel 2021/2022 che permetteva la caccia di tutti le specie fino al 31/01.

Se questo è dunque lo scenario disarmante, va riaffermato con forza, in uno stato di diritto, che i cacciatori sono cittadini i quali esercitano attività venatoria in virtù della loro libera e legittima passione grazie a una legge nazionale e altre leggi regionali che lo consentono. Troppo spesso si disistima anche l’apporto che i cacciatori forniscono al contesto sociale: sono infatti sempre disponibili a livello di volontariato, svolto tutto l’anno, a collaborare con forze di polizia, istituzioni e associazioni locali per svolgere le attività necessarie alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale e del contenimento dei danni in agricoltura e sicurezza dei cittadini causati da una presenza importante di ungulati e altre specie che intaccano le attività agricole”.

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