Buio e luce

Quello che ci è successo con l’arrivo di questa pandemia segnerà un cambiamento profondo nel sentire e nell’agire delle persone.

Non ce ne accorgeremo subito, ma mano a mano che ci troveremo ad affrontare la vita che avevamo comunque prima di questo virus. Parlo delle incomprensioni tra generazioni, del delicato equilibrio dello stare in coppia, del crescente individualismo, della violenza agita e non filtrata dal pensiero, del difficile arrivare a fine mese con un mondo che sembra accogliere solo chi ha successo, soldi ed un’immagine vincente.

Ci si restringerà lo spazio, non solo quello confinato in casa della quarantena, ma quello della prossimità, degli spostamenti liberi, del muoversi senza paure.

Gli sguardi della gente non saranno sempre accoglienti e potranno svelare diffidenza dove prima c’erano sorrisi ed abbracci.

La mancanza di orizzonti non solo paesaggistici, ma anche in termini di possibilità e progettualità, ci farà sentire demotivati, depressi, logorati dal bisogno di costruire e dall’incapacità di farlo.

Si amplierà il tempo, quello che non sempre ci vedrà pazienti ed in grado di aspettare sviluppi positivi in rapida successione. Abituati come siamo al tutto e subito, non sarà facile stare nell’attesa di un tempo indefinito, sul quale non possiamo decidere né intervenire.

Il mio non è un invito alla rassegnazione, ma lo è all’accettazione di ciò che è più grande di noi e che non possiamo controllare.

Accettare è un processo attivo e non passivo, è un vedere la realtà per com’è, senza proiettarci sopra qualcosa: rabbia, desideri, rivendicazioni, frustrazione, voglia di dimostrare e molto altro. Accettare è un prendere atto e da li ripartire per rifondare sè stessi e la propria identità al cambiare delle condizioni.

Ognuno tenta di modificare la realtà negandone le parti dolorose e ognuno lo fa a suo modo. Questo creerà più problemi anche nel campo della salute mentale e, di conseguenza, nel tessuto sociale della comunità.

Fatti i bei canti sui balconi, rinvigorito il patriottismo nazionale ed avendo arricchito di dati le già anarchiche multinazionali del web, cosa resterà del fragile equilibrio delle dinamiche personali ed interpersonali?

I cambiamenti ci spaventano normalmente, quando poi non sono scelti, lo fanno ancora di più, ma voglio aggrapparmi ad una cosa in cui ho creduto da sempre: l’essere vivente si adatta a tutto e può superare grossi traumi, la vita tenderà sempre all’autoconservazione. Nel caso di noi uomini, per farlo in maniera salvifica, occorrerà stare il più possibile in contatto con la nostra parte interiore, capire di cosa è fatto il nostro equilibrio e soprattutto renderlo dinamico, flessibile, in grado di muoversi con le sequenze cicliche della vita.

Luce e buio.

Dott.ssa Jessica Stolfi

Psicologa-psicoterapeuta

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui