Bruschi (Iss): “Riaprire è un rischio ma adesso è possibile”

«Riaprire è un rischio, ma un rischio che in questo momento ci sentiamo anche di correre». A sostenerlo, commentando l’ultimo Decreto, è Alessandra Bruschi, direttrice generale dell’Iss.

Dottoressa Bruschi, l’attuale riduzione dei contagi va letta alla luce della campagna vaccinale o è ancora presto per collegare i vari numeri?

«Iniziamo a intravedere timidi segnali di miglioramento. Ma dalla scorsa settimana il calo dei contagi è un dato significativo. La prima valutazione è che ogni misura messa in atto come quelle restrittive più recenti, dà i suoi effetti dopo 2-3 settimane. Due sono gli elementi da considerare. Da un lato una campagna vaccinale avviata con contestuali restrizioni. Dall’altro il suo buon andamento. Aver completato la protezione dei più fragili con ottima adesione dà ora i suoi frutti. Non solo nella riduzione dei positivi, ma anche, vero dato per noi, nell’età media dei ricoverati scesa a 46 anni. Il dato da attenzionare è l’andamento delle aperture che sono sì graduali, ma che, rispetto ai comportamenti adottati da ognuno, si portano dietro un gran livello di responsabilità. Le regole ci sono, ma le persone devono seguirle. Per noi è una corsa contro il tempo. Abbiamo quasi raddoppiato i volumi iniziali, già da domani (oggi, ) toccheremo, rispetto alle 400 iniziali, quota 900 vaccinazioni al giorno. Che in Italia equivarrebbero a 1 milione e mezzo».

Quale umore prevale nei sanitari di fronte alle riaperture?

«Intanto il mondo sanitario dividiamolo in due grandi fette. Chi si occupa in prima linea del Covid, il gruppo dei tamponi, del Covid territoriale, il gruppo dei reparti di isolamento dell’Intensiva e tutti i servizi trasversali. E il gruppo di chi sta attendendo la riapertura, come i chirurghi, messi a vaccinare (dice con tono sorridente ndr). Come ogni martedì abbiamo avuto l’incontro del gruppo emergenza e monitoriamo ogni giornata, ogni caso, mantenendo un rapporto costante con le Istituzioni. Riaprire è un rischio, ma un rischio che in questo momento ci sentiamo anche di correre. L’economia soffre, i ragazzi pure».

Su quali binari procede la campagna vaccinale?

«Oltre i fragili abbiamo vaccinato tutti i docenti, in modo da riaprir le scuole. Poi siamo passati al target 16-17 anni, per cui negli ultimi giorni sono arrivate altre 30 prenotazioni, facendo salire la percentuale che era al 40%. Bisogna ricordare che i positivi sono concentrati nella fascia attiva. Chi si muove, si contagia. Conviene vaccinare tutti e andar più veloci».

Quando sarà lanciata la tesserina che registra l’avvenuta vaccinazione ?

«La illustreremo giovedì e sarà disponibile dalla prossima settimana. Va a sostituire il classico certificato cartaceo, è un documento transitorio in attesa delle nuove specifiche internazionali, ma un simbolo importante».

Tornando al decreto c’è qualche aspetto che, come medico, la preoccupa di più?

«I contagi sono quasi tutti familiari, quindi non sono i ristoranti il problema, ma quello che succede dopo. La questione non sono le riaperture, ma i comportamenti. Ossia come noi interpretiamo questo livello di libertà».

Purtroppo qualche giorno fa è deceduta una cittadina di 89 anni che aveva effettuato il primo step vaccinale. Aveva altre problematiche?

«Sì, purtroppo in generale con il Covid non si parla più di altre patologie. Sono molto preoccupata, perché non diagnosticate verranno fuori l’anno prossimo, quando parleremo non più del virus, ma dei suoi effetti».

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