Brunori Sas – Cheap

Per chi non lo conoscesse, si può affermare senza tema di smentita che Dario Brunori, in arte Brunori Sas, è il più accreditato erede contemporaneo della nostra tradizione cantautorale.

Con “Cheap”, acronimo di “Cinque Hit Estemporanee Apparentemente Punk”, il musicista calabrese imbastisce un ep che fa della “sporcizia” formale, di una voluta riduzione dei mezzi e dell’immediatezza i propri tratti distintivi, arrivando, nel suo processo compositivo, a racchiudere le linee melodiche e gli accordi in un codice adatto a raggiungere tutti. Cinque canzoni – che evidenziano un legame forte con artisti come Guccini, De André, Dalla, Jannacci, Gaber – segnate da un andamento melodico spontaneo e da un arrangiamento piuttosto scarno, con una strumentazione che, tenuto conto della natura dei pezzi, essenzialmente ironici e a tratti sorprendenti, dimostra tutta la sua pregnanza timbrica.

Brunori cita film (“Berlinguer ti voglio bene”) e stornelli, gioca con i dialetti, si diverte a cantare in uno spagnolo maccheronico a dir poco esilarante, facendo leva su una tessitura vocale che assume contorni diversi rispetto ai suoi lavori precedenti. Il gioco che il cantautore di Cosenza coltiva con il mélos e le strutture strofiche per sagomarle in percorsi vivacemente espressivi, serve a veicolare un approccio ai testi – che affrontano tematiche importanti come la parità di genere, la globalizzazione, l’integrazione sociale, la politica, il ruolo del cantautore – dai risvolti dolceamari [“Il destino delle donne, un marito e cento figli/ Lo pensavano i miei nonni che sembravano conigli/ Lo pensava anche mio padre che veniva da Bologna/ No, per dire che anche al Nord non è che fosse una vergogna/ Che una donna somigliasse a una specie di badante/ Che doveva cucinare e lavarti le mutande/ E non so se al giorno d’oggi la faccenda sia cambiata/ Se mi guardo un po’ allo specchio certe volte è persino peggiorata/ Le mie amiche di Milano con un calice di vino/ Incazzate come iene con il primo cittadino/ E non so se Montanelli debba esser rinnegato/ Berlinguer ti voglio bene/ Io non ti ho dimenticato” (Yoko Ono); “Suddito del Regno di Milano/ Mi presento col cappello in mano/ Mi inchino alla multinazional che mi versa i denari per scrivere e cantare/ Prono alla promo musicale, mi vesto da giullare e inizia il baraccon/ Visita alla radio commerciale/ Col fido ufficio stampa da scudiere/ In singolar tenzone con lo speaker piacione/ A disquisir di ’nduja e peperone/ Ode a Fabrizio De André/ Di certo non uno come me/ Che sono un surrogato prodotto dal mercato/ Che vive solamente di cliché” (Ode Al Cantautore); “Sotto casa mia a San Fili i ragazzini/ Si divertono a intonare canti con un cellulare/ Fabbricato da un’azienda di Pechino o di Seoul/ Da un bambino come loro o poco più/ Se li guardo attentamente, li ritrovo in Medio Oriente/ Oppure in Africa, in Norvegia o in Albania/ Nelle voci sento il suono di una vecchia melodia/ ‘Il futuro è già passato: andate via!’/ ‘Accidenti ai cinesi e a tutto il giallo che c’hanno addosso!’/ Urla il vecchio, incazzato perché sotto il suo palazzo c’è un dragone rosso/ Accidenti all’Italia, che non crede più ai santi, non crede ai poeti e nemmeno agli eroi/ Accidenti anche a voi” (Il Giallo Addosso)].

“Con ‘Cheap’ Brunori Sas – ha scritto Ernesto Assante – si è preso la briga di essere cantautore, di prendere in giro il mestiere del cantautore, di pescare a piene mani dal serbatoio della grande canzone d’autore, così come di fare ‘dissing’ sul mestiere alla maniera dei rapper. Il risultato è, alla fine, divertente, particolarissimo e maturo”.

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