Lui è il barbiere Giuliano di Lutirano con salone a Fognano. Nella valle del Lamone è un’istituzione: ha carisma, professionalità, passione per il suo lavoro che svolge da una vita. Adesso di anni ne ha più di 70 e i clienti gli tributano un immutato affetto, evidentemente soddisfatti della sua abilità nel mestiere. Detiene anche un record: è il barbiere “old style” a più alta quota della provincia di Ravenna. Giuliano Chiari è un maestro: ha seguito corsi specialistici e aggiornamenti, non mancano affissi ai muri i vari diplomi conseguiti: li ha incorniciati e messi insieme ad innumerevoli foto che lo ritraggono in momenti salienti della sua magnifica carriera da artigiano dello stile. Fino al 2018 è stato anche un insegnante: aveva allievi a cui trasmettere tecnica, virtù e conoscenze. «Adesso non sono più un docente – scherza – ma continuo il mio lavoro qui a Fognano, dove mi conoscono tutti da tempo immemore. Da giovane ero uno dei quattro barbieri nel mega salone di Faenza in corso Garibaldi, davanti a San Francesco. Poi ci siamo divisi. Ho vagato un po’ prima di approdare qui, dove già mi conoscevano perché sono originario di Marradi, infatti ho tanti clienti anche dalla città dei marroni».
Giuliano ha un cruccio: «Non so quanto potrò continuare, ho una certa età, ma il richiamo del salone per me è irrinunciabile». E ha anche un desiderio, «che questo salone possa continuare ad esistere». Un salone che è anche un po’ museo: oltre alle foto affisse dappertutto ci sono delle teche di vetro con i ferri del mestiere, oggetti d’epoca, che negli anni ha conservato, oppure che da appassionato ha raccolto. Pennelli per la barba, rasoi a mano libera affilatissimi con manici in osso o perlati, pettini di tutte le misure, cinghie in cuoio con manici in legno per affilare i rasoi, ciotole argentate per la schiuma, contenitori per dopobarba in vetro e spruzzino a pompetta da schiacciare con una mano facendo il giro intorno al cliente, proprio come in una danza. «Oggi – racconta - pochi vengono a farsi la barba, ma un tempo era un’usanza consueta, che richiedeva mano ferma e abilità, a cominciare dal telo da avvolgere intorno al collo: lo si faceva sventolare per discioglierlo dalle piegature e con gesto plateale lo si metteva in posizione su quelle sedie che ricordano un po’ quelle dei vecchi dentisti».
Era questo un gesto istrionico, che faceva somigliare il barbiere ad un torero nell’arena, e non solo a Siviglia dove c’era Figaro. Chissà se tale coreografia deriva proprio dai barbieri spagnoli. Tra le foto ce ne sono alcune che Giuliano adora mostrare: di quando era nei militari e tagliava i capelli al Comandante e un’altra, sempre da giovanissimo dove appare un phon, che per lui è una reliquia: «E’ lo stesso che uso tuttora, avrà cinquant’anni e funziona benissimo. Non ne fanno più di così robusti». La sua attività è un patrimonio per un paese come Fognano, soggetto allo spopolamento, ma che tiene duro nel mantenere servizi a cui la comunità è molto affezionata. Tutti sono orgogliosi di avere Giuliano e di immergersi al suo cospetto in una dimensione senza tempo. La sua eleganza e professionalità donano un tocco esclusivo ad un paese e ad una società che non vuole perdere la sua identità e che grazie a persone come lui contrasta gli pseudo progressi, le intelligenze artificiali e le tecnologie spesso inutili.