Brisighella, tagliati pregiati pini di Aleppo secolari e si accende la polemica: “Perso un patrimonio naturale unico”

Il mondo ambientalista è dispiaciuto e critico per l’abbattimento di alcuni secolari pini in via Maglioni a poca distanza dal distributore dell’acqua e vicino alla ferrovia.

Il taglio degli alberi è avvenuto a distanza di poco tempo dal ferimento di un 72enne faentino rimasto colpito dalla chioma crollata improvvisamente in una giornata di sole, quando nessuno se lo sarebbe aspettato. Tra le ipotesi del cedimento anche la siccità dell’estate che potrebbe avere indebolito la pianta. Il pino è stato subito rimosso e dopo poco sono entrate in funzione le motoseghe anche per gli altri cinque.

Inizialmente gli alberi erano sette come risulta dai ceppi rimasti sul posto, ma uno era già stato eliminato tempo prima. Vista la pericolosità verificata, l’altezza ragguardevole che in caso di caduta poteva interessare sia la strada che la ferrovia, e per scongiurare possibili altri crolli si è preferito sopprimere tutta la fila.

Sennonché, come fanno notare i botanici, «non si trattava di semplici pini marittimi o domestici, come ce ne sono tanti, e come forse troppo frettolosamente si è creduto, ma di un piccolo contingente di pregiatissimi Pini di Aleppo, quasi sicuramente quelli situati più a nord nell’Italia orientale».

È esclusa la Liguria dove la specie è frequente, soprattutto a Portofino. Quelli di Brisighella erano alberi secolari che non si esclude fossero stati piantati per l’inaugurazione della ferrovia Faentina (1893).

C’è infatti chi ha contato i cerchi nei tronchi rimasti, che risultano apparentemente sani. Quindi «forse sarebbe stato il caso di proteggerli prima di toglierli, perché viene a mancare un vero patrimonio» fanno sapere gli esperti.

Il Pino di Aleppo originario della Siria settentrionale è stato importato in Italia probabilmente dai greci e si è diffuso in tutto il meridione: lungo l’Adriatico è presente, autoctono, fino al promontorio del Conero. Necessitano di un clima particolare, vicino al mare a non oltre 200 metri di altezza. Singoli alberi possono avere trovato terreno fertile anche più a nord in giardini botanici, ma una “famiglia” di sette esemplari a queste latitudini rappresentavano un unicum, complici, le condizioni atmosferiche e i terreni gessosi che caratterizzano il Brisighellese.

L’Aleppo si differenzia per la chioma chiara, rada e dall’aspetto disordinato; il tronco è spesso contorto o inclinato naturalmente e non per effetti climatici, ramifica anche dal basso; differenti sono inoltre le pigne, la corteccia e gli aghi.

Alcune guide facevano notare questa piccola colonia di alberi durante le visite turistiche, come pure indicavano il famoso “Mandorlo in fiore sulla torre” riportato in una preziosa incisione di Giuseppe Ugonia e purtroppo anch’esso tagliato alcuni anni fa, pare erroneamente, durante operazioni di pulizia. Dalla perdita di questi capisaldi naturalistici e artistici scaturisce la reazione degli ambientalisti.

È ancora integro invece nell’area privata del parco Diletti, l’ex gloriosa fabbrica di inchiostri, il secolare Cedro del Libano che per bellezza, regolarità, maestosità e robustezza incarna fedelmente l’albero rappresentato nella bandiera del paese medio orientale.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui