Brisighella, castello di Rontana: altre scoperte dagli scavi archeologici

Open day agli scavi di Rontana, il castello medioevale che fin dal 2007 è al centro di una importante campagna diretta da Enrico Cirelli e Debora Ferreri dell’Università di Bologna insieme agli studenti laureandi in Archeologia. Nell’occasione sono stati presentati i risultati delle ultime ricerche su un sito di oltre un ettaro, indagato a fondo da più di 10 anni e che non finisce di fornire nuove scoperte e testimonianze.

In tanti hanno assistito alle descrizioni dei due archeologi, supportati dai ragazzi che di fatto lavorano agli scavi.

Il sito è tra i più rilevanti riferiti al Medioevo e ha aperto ad altri progetti concretizzati nell’appennino faentino: Ceparano, Benclaro, Castel Leone a Marradi, oltre a numerosi rilievi che hanno permesso di realizzare la mappatura completa dell’incastellamento nel territorio.

Al popolo che abitò questi luoghi è dedicato il volume “Il castello di Rontana. Racconto di una scoperta archeologica” reperibile anche sul posto, scritto dai due docenti universitari. «Chiunque – ha riferito Cirelli – può venirci a trovare fino al 25 luglio: sarà accolto e saremo lieti di illustrare il sito, raccontandone la storia nelle varie epoche».

Gli scavi si sono molto estesi. Ultimamente è stato aperto un nuovo accesso, antico per la verità, grazie al lavoro del Gruppo Alpini di Brisighella: un sentiero, abbastanza impegnativo, che nasconde un’antica strada che, approssimandosi al castello, giunge ad un “pianetto” dove la via era un tempo fiancheggiata su ambo i lati da abitazioni che oggi chiameremmo case a schiera e che gli archeologi hanno battezzato come Borgo del Castello.

Almeno sette le case scoperte, di cui si è iniziato a portare alla luce i resti. Nella zona fortificata invece ci si è concentrati su quanto già scoperto, rendendo maggiormente visibile l’aspetto di botteghe, mura, ambienti. Sono ora ben riconoscibili un forno per il pane, una fornace, l’officina di un fabbro e di un vetraio. Una nuova cisterna per l’approvvigionamento idrico del popolo è stata individuata, oltre al pozzo veneziano “signorile” profondo 10 metri.

Un grande risultato è stato il rinvenimento di tracce delle mura primordiali in legno, con i fori nella roccia in cui erano inseriti i pali, sul versante sud.

Soddisfazione ha riservato il ritrovamento nell’area sommitale di un bollo pontificio in piombo con il nome di Gregorio Papa, «probabilmente Gregorio Magno – rivela Cirelli – vescovo di Roma dal 590 al 604: si tratta di un pezzo unico, di cui non conosciamo l’esistenza di altri esemplari, riferito ad una corrispondenza tra il Vaticano e un’autoritas di rango militare messo a monitorare i confini dell’esarcato di Ravenna».

Tra i reperti di uso comune, ritrovati in abitazioni, tombe e pertinenze, oltre alle ceramiche di varia provenienza, anche testimonianze della presenza di un’orda di banditi nel corso del XVI secolo, quando il maniero fu utilizzato come rifugio: una pipa e dei dadi. Poi nel 1591, le truppe pontificie assediarono la rocca cacciando i fuorilegge e ordinando la distruzione: ultimo capitolo di una storia lunga almeno sette secoli senza calcolare i primi insediamenti che sarebbero addirittura precedenti.

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