Brisighella, sorprese dagli scavi archeologici

Una serie di scoperte inattese, al di sopra delle aspettative degli stessi ricercatori: è questo un sintetico bilancio dell’ultima campagna di scavi archeologici, da poco terminata, sul sito di Ceparano, nel Brisighellese.
A condurla, affiancato da studenti e studentesse dell’Alma mater di Bologna, è stato il professor Enrico Cirelli, da anni impegnato anche nella vicina Rontana.
«Quest’anno – spiega il docente – qualcuno ha parlato di un salto di qualità enorme. Gli scavi ci hanno confermato che il castello era un villaggio enorme, dall’estensione di quasi un ettaro».

Tra le novità più notevoli del 2021 vi è il rinvenimento della navata nord della chiesa di Santa Maria: una struttura ampia 12 metri, in parte scavata nello spungone che caratterizza la geologia del sito. Sorta nel 960 dopo Cristo, la chiesa fu restaurata nel 1290, probabilmente in seguito ai danni causati da un terremoto che colpì il territorio faentino alcuni anni prima.

Nel lato ovest del castello, gli archeologi hanno riportato alla luce una casa, ampia 90 metri quadri circa di base, che si ipotizza essere stata di proprietà di un personaggio di ceto intermedio per alcune differenze con le case-torri appartenenti a figure di maggiore spicco. L’abitazione è databile all’ultimo quarto del XII secolo.

Quel che è certo è che in pochi anni di campagne di scavo il sito di Ceparano si è rivelato una vera e propria miniera d’oro dell’archeologia locale: tassello dopo tassello, il sogno di Cirelli è che l’area possa un giorno diventare un ecomuseo a cielo aperto insieme ai resti di Rontana

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