Brisighella, l’olio Dop compie 25 anni

“Fare una Dop è la massima espressione della cultura agricola di un territorio”, dice l’agronomo Mauro Carboni, che sta seguendo i percorsi di alcune cultivar nell’Emilia ovest, in particolare nel piacentino e nel parmense. Ma la qualità, in un territorio come quello brisighellese, che si espande su soli 130 ettari certificati, pur avendone a disposizione potenzialmente altri 400, va sostenuta anche dalle istituzioni.

Su questo ha insistito Michele Sonnessa, che dalla Basilicata guida l’associazione nazionale delle città dell’Olio, un po’ la nazionale azzurra delle cultivar. Sonnessa è salito a Bisighella per celebrare i pionieri Brisighellesi (“La Dop più longeva d’Italia”) ma anche per mandare un messaggio al mercato. Verso i consumatori va attuata una rivoluzione culturale, dice Sonnessa: “Va superato un aspetto drammatico. L’olio è percepito come una commodity, un prodotto piatto, che non è capace di differenziazioni. In realtà è un prodotto molto complesso, proprio per le 540 cultivar che abbiamo in Italia che costituiscono il 40% della biodiversità. Dobbiamo far sì che il consumatore percepisca questo plus di valore che l’extravergine ha come elemento nutraceutico che fa bene e deve essere inserito nella vita di tutti i giorni”. Il suo acquisto dunque va incentivato al “giusto prezzo”, affinché sia remunerativo per “i nostri produttori- conclude Sonnessa- che sono eroi che conservano questo patrimonio di biodiversità da valorizzare”.

Intanto comunque Brisighella festeggia coi consumatori che ne apprezzano la tipicità. Domani pomeriggio sessantaduesima edizione della “Sagra dell’Ulivo e dell’Olio” nel classico borgo medievale. Protagonisti il Brisighello e il Brisighella (insigniti della Dop) e il raffinato “Nobil Drupa”. 

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