“Born to run”: è proprio vero, siamo nati per correre

Superscarpe con piastra in fibra di carbonio e dalle forme avveniristiche. Sono quelle che hanno consentito nel 2019 a Eliud Kipchoge di abbattere il muro delle 2 ore nella maratona e ora a disposizione di ogni runner, con la promessa di essere più veloci e abbattere ogni record. Prima di precipitarsi in negozio ad acquistarle, tuttavia, può essere utile, oltre che divertente, la lettura di “Born to run” di Christopher McDougall (Mondadori, 384 pagine, 14 euro). Pubblicato per la prima volta nel maggio 2009, il libro è un inno al “correre al naturale”, prendendo come esempio la mitica tribù dei Tarahumara o Raramuri, popolo corridore capace di prestazioni eccezionali pur correndo scalzo o quasi.

Partendo dalla propria condizione di runner bersagliato dagli infortuni, l’autore si chiede come mai i Tarahumara “che corrono molto di più, su terreni rocciosi, con scarpe che difficilmente si possono definire tali” non abbiano alcun tipo di problema e noi, “quelli con scarpe da corsa all’avanguardia e tutori su misura”, sì. Inizia così un affascinante viaggio alla ricerca dei segreti dei Raramuri, asserragliati nelle inaccessibili Barrancas (cayon), in Messico, sulle tracce di Caballo Blanco, al secolo Micah True, leggendario ultramaratoneta che ha scelto di vivere col popolo corridore. Alla fine, l’autore scopre, rifacendosi anche agli da studi di illustri scienziati e antropologi, che “gli esseri umani sono progettati per correre”, e ribalta diversi luoghi comuni, in primis sulle scarpe che “in realtà indeboliscono il nostro piede, inducono un’iperpronazione e danno problemi alle ginocchia”, al punto che ogni anno fra il 65-85%  dei runner subisce un infortunio. Questo perché il corpo umano già di per sé è fatto per correre, anzi, secondo la teoria dell’Uomo Corridore, si sarebbe evoluto proprio in funzione della corsa, in particolare su lunga distanza: “Noi possiamo correre in condizioni in cui nessun altro animale riesce a correre… siamo macchine progettate per correre”.

Fra antropologia, biologia, scienza, cronaca e avventura, McDougall dispensa anche preziosi consigli sulla tecnica di corsa e sulla corretta alimentazione, con tanti aneddoti sul mondo delle ultra maratone. A fare da filo conduttore a tali digressioni è l’organizzazione del mitico ultra trail ideato da Caballo blanco per far competere, nel cuore dei Copper Cayon, i migliori corridori Tarahumara con alcuni dei più forti ultramaratoneti americani, il cui racconto in presa diretta chiude il libro. 

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