Booliron, ecco la radici dell’hip hop in riviera

DI MICHELLE LUFO

Dal dialetto romagnolo «buliroun”, termine che descrive un’esplosione, “Booliron” racconta la storia dell’hip hop nella riviera romagnola degli anni Novanta. Il documentario è stato prodotto da Flash Future in collaborazione con la Doc Servizi, a Chico De Luigi è stata affidata la direzione della fotografia, mentre la sceneggiatura dell’opera è stata scritta dal deejay e musicista Kambo, all’anagrafe Francesco Figliola, e dal rapper Word, nome d’arte di Stefano Serio, che a metà anni Novanta incise un tributo alla discoteca Melody Mecca intitolato proprio “Booliron”, e firma parte della colonna sonora.

Afferma Kambo: «Gli argomenti trattati saranno caratterizzati da una visione artistica e storica della Romagna, di tutti quei luoghi che oggi rappresentano il patrimonio culturale del territorio».

Nel documentario infatti gli autori seguiranno lo sviluppo dell’hip hop in riviera: dallo Slego, locale storico di Viserba, alla disco Barcelona. Protagonista anche l’ex sindaco Andrea Gnassi che nei primi anni Novanta aiutò la scena riminese ad organizzare Indelebile ’94, una delle prime, grandi convention italiane della scena rap underground. Il documentario racconterà anche di Leonardo Montecchi, che avviò un progetto ricreativo assieme a un gruppo di psicoterapeuti del Sert, coinvolgendo proprio la crew dei B-boy riminesi, dando vita al laboratorio Centrovia di Covignano.

“Booliron” è pensato proprio come una raccolta di storie apparentemente caotiche. Le riprese saranno effettuate per la maggior parte nella città di Rimini. I luoghi che faranno da retroscena alle interviste saranno: l’ala moderna del museo, il Part, il teatro Galli, la biblioteca Gambalunga e il nuovissimo Museo Fellini. L’area di interesse si sposterà anche nella vicina Ravenna, e in particolare al Museo Arcivescovile, alla Basilica di Sant’Apollinare e nell’antica Piazza del Popolo. In attesa di conoscere la data di uscita del documentario “Booliron”, gli sceneggiatori e ideatori del progetto si raccontano al Corriere Romagna.

Francesco Figliola, lei è un deejay e musicista conosciuto con il nome d’arte “Kambo”. Da dove nasce la passione per la musica?

«A 15 anni ho iniziato a suonare nella mia città natale, Salerno. Ho sempre suonato nell’ambito dell’hip hop, ero il deejay che eseguiva gli scratch sui turntables. Ho sempre preferito l’analogico, i vinili».

“Booliron” è una raccolta di storie, ma cosa racconta?

«“Booliron” racconta degli eventi hip hop avvenuti in riviera durante gli anni Ottanta e Novanta. Le storie saranno raccontate dai protagonisti che durante quegli anni hanno vissuto in prima persona l’hip hop underground. Ci saranno inoltre interviste ai direttori e proprietari dei locali che negli anni Novanta davano spazio agli artisti hip hop dell’epoca».

Qual è lo scopo di questo documentario?

«Con questo documentario abbiamo voluto raccontare una storia vera e autentica. Una testimonianza da lasciare ai posteri che racconta l’evoluzione dell’hip hop in riviera. Recuperare tutte le fonti dagli archivi ha richiesto un anno e mezzo, è un lavoro che stiamo ultimando, è stato difficile».

Dove si potrà vedere il documentario?

«Speriamo di vederlo nelle sale dei cinema. Sicuramente ci sarà una prima a Rimini, ma ancora non possiamo svelare la data».

Stefano Serio, in arte Word, rapper romagnolo. Può raccontare quando inizia a fare rap e soprattutto perché?

«All’inizio degli anni Novanta inizio a rappare. Ho iniziato come writer e in più facevo anche i graffiti, è così che ho conosciuto la crew. Inizio a fare i live nel ’93 poi durante gli anni ho conosciuto e collaborato con tanti artisti: Inoki, Fabri Fibra e Piotta sono tra questi. Ho girato quasi tutta Italia per vedere e rappare live. Diffondere la cultura hip hop è stata sempre la cosa più importante per me. Oggi infatti continuo a scrivere, a comporre e produrre musica. Organizzo anche molte feste ed eventi dove curo la produzione artistica».

Tra lei e Figliola c’era già stata una collaborazione prima di questo progetto?

«Conosco Kambo da un po’ di anni, lui stava alla console e io al microfono. Entrambi appassionati di video, cinema e fotografia iniziamo la nostra prima collaborazione con la creazione di un video in omaggio a Fellini, per il centenario. L’appoggio di Kambo nel progetto “Booliron” è stata importante. Raccogliere i ricordi di quegli anni è stato complicato».

Lei sarà uno dei protagonisti?

«Io sarò la voce narrante e racconterò come si viveva in riviera durante il boom degli anni Novanta. Noi vivevamo la riviera in modo alternativo. C’era una repulsione nei confronti del mondo dell’hip hop che era molto più underground rispetto agli ambienti frequentati dalla “Rimini bene” che invece era immersa nella club culture di quel tempo».

Cosa può raccontare del pezzo “Burilon”, colonna sonora del documentario?

«“Burilon” è una traccia che avevo scritto per il club Melody Mecca, l’avevo prodotta con Dj Meo perché secondo noi mancava un pezzo in italiano in quel posto. Per il documentario pensiamo entrambi di fare una versione nuova rispetto a quella del ’97».

“Booliron” sarà un documentario crudo? Senza filtri?

«Sarà una testimonianza, un capitolo di storia che abbiamo vissuto. Vogliamo che sia più autentico possibile, raccontare ciò che era una volta la riviera vista da una prospettiva più underground e real».

Una parola per descrivere il doc?

«Celebrativo».

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