Bonaccini apre a un governo giallorosso dell’Emilia-Romagna

RAVENNA. «Per le Regionali io sono disponibile a parlare coi Cinque Stelle, se davvero dovesse aprirsi una stagione di confronto nazionale non vedo nessun problema nell’incontrarli per parlare. Ma prima di tutto in Emilia Romagna penso ci sia bisogno di un nuovo, largo Centrosinistra».
Dopo le aperture dei giorni scorsi è alla Festa dell’Unità nazionale, a Ravenna, che il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, chiarisce la sua visione sulle alleanze per le prossime elezioni a cui si ricandida alla guida di viale Aldo Moro. Consultazione per la quale ancora non è chiara la data: «Noi seguiamo le regole – ha spiegato il presidente della Regione -, quindi sarà o a novembre o a gennaio».
Ma la Festa al Pala De Andrè continua ad aggiungere novità politiche in vista dell’appuntamento elettorale che chiamerà a votare i cittadini emiliano-romagnoli. Dopo la disponibilità giunta venerdì sera da parte dell’ex ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, a organizzare liste del suo nascente movimento «a sostegno di Bonaccini in Emilia Romagna, per battere assieme i populisti», ieri a Ravenna il confronto del “numero uno” di Viale Aldo Moro con il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, con quello di Milano, Beppe Sala, e con quello di Napoli, Luigi De Magistris (presente anche il responsabile Enti locali del Pd, Roberto Morassut) ha aggiunto dettagli al dibattito in corso per creare il mosaico di alleanze del Centrosinistra per la Regione.
«Abbiamo bisogno di una coalizione ampia, che apra al mondo moderato e ai civici. Quando ci sono state le Amministrative a Parma avevo provato a suggerire di sostenere Federico Pizzarotti come sindaco», spiega Bonaccini. Curioso sapere che solo un’ora prima di quando Bonaccini si trovava a pronunciare queste parole nella arena dedicata a Benigno Zaccagnini nella sedia occupata dal presidente della Regione era proprio accomodato il sindaco di Parma, impegnato in un dibattito sulla sicurezza in ambito urbano che vedeva intervenire, fra gli altri, anche la “sindaca migliore del mondo”, l’anconetana Valeria Mancinelli (da poco insignita del titolo onorifico da un organismo internazionale, la filantropica City Mayors ndr). Al mondo civico e alla realtà dei moderati si deve rivolgere, secondo Bonaccini, anche il Partito Democratico a livello nazionale: «Ma se non parliamo con gente come Pizzarotti e De Magistris – dice il presidente dell’Emilia Romagna voltandosi a sinistra, verso il sindaco di Napoli – si può sapere chi ci deve interessare, a noi?».
E il primo cittadino della capitale del Mezzogiorno fa eco a Bonaccini: «Sarei stato capace, secondo voi, di governare una città come Napoli senza partiti se non avessi trovato il dialogo e poi il sostegno delle reti civiche, dei comitati? Esistono realtà nate dal basso con cui bisogna trovare il coraggio di confrontarsi». E anche un esponente sulla carta liberal come Sala si unisce a questa analisi: «Penso che sia necessario, anche per i moderati, sposare su certi aspetti un pensiero più radicale. Guardiamo agli States: quando i democratici vogliono farsi ascoltare dai giovani partono da due tematiche: territorio e ambiente. Ma bisogna farlo in maniera credibile».

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