Bologna,una laurea ad honorem al precursore dell’architettura verde

L’Adriatico e l’Emilia-Romagna si preparano a far squadra con le città croate nella ricerca di una risposta all’impatto dei cambiamenti climatici e propongono agli amministratori un nuovo strumento per cercare soluzioni alle trasformazioni del territorio e alle emergenze climatiche che sempre più spesso si verificano nell’area adriatica. Eventi meteorologici che si estremizzano, l’innalzamento del livello del mare che condiziona e limita la disponibilità di acqua dolce provocando la salinizzazione delle falde acquifere, l’incremento di episodi diffusi di incendi legati a periodi di siccità prolungati o a improvvise ondate di calore, l’erosione costiera, le inondazioni: le città costiere dell’Adriatico sono chiamate a difendere il proprio territorio e la tenuta economica e sociale delle proprie comunità affrontando queste nuove minacce in maniera efficace e coordinata. Il limite principale per le amministrazioni è legato alle limitate competenze che ancora non riescono ad accedere alle più avanzate analisi e proposte scientifiche di contrasto e gestione di questi fenomeni. Ecco perché il progetto “Adriadapt”: cerca di dare nuovi strumenti per sostenere queste amministrazioni, ponendole in rete con partner scientifici in grado di fornire modelli di sostegno per la pianificazione di strategie di adattamento di concreta applicabilità e sostenibilità.

Il progetto biennale Interreg Italia-Croazia Adriadapt si è concluso e ora viene il bello perché permette alle comunità locali di poter progettare le strategie ambientali del futuro. L’iniziativa ha coinvolto 11 enti di ricerca e istituzioni e 5 autorità locali nei due Paesi, con il coordinamento della Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici). Gli enti locali che partecipano progetto sono l’Unione dei Comuni della Valle del Savio, le città di Udine e Cervia in Italia e Vodice in Croazia, la contea di Šibenik-Knin. La creazione della piattaforma online multilingua (in inglese, italiano e croato) AdriAdapt ha fornito uno strumento che sarà infatti utile a supportare ogni municipalità dell’area adriatica a definire le strategie di adattamento più adeguate alle specificità di ciascun contesto, sostenute, però, da un’esperienza condivisa e scientificamente fondata sulle conoscenze più avanzate fornite da enti di ricerca in prima linea nell’indagine sui cambiamenti climatici. Il Cmcc ha lavorato in coordinamento con l’Arpe, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna, con l’Istituto meteorologico croato e l’Università Iuav di Venezia per fornire dettagliate informazioni sui singoli indicatori climatici per ogni singola area coinvolta. Le sei municipalità che costituiscono l’Unione dei Comuni Valle del Savio, in un’area dall’alto valore naturalistico, hanno costituito uno dei casi di studio di successo emersi dal lavoro di Adriadapt. Per la città di Cervia, chiamata ad affrontare le crescenti ondate di calore che influenzano negativamente il settore balneare e l’intrusione salina nelle falde acquifere (che condizionano, non poco, l’approvvigionamento idrico), il progetto Adriadapt ha rappresentato un’opportunità per gestire la vulnerabilità del territorio rispetto ai cambiamenti climatici. Daniele Capitani, responsabile del settore programmazione e gestione del territorio del Comune di Cervia spiega come grazie all’atto si aggiornerà il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, approvato nel 2017-2018. Per Roberto Zoffoli, responsabile del servizio pianificazione strategica, progetti integrati comunali, nazionali ed europei del Comune di Cesena «grazie al progetto Adriadapt e allo scambio con i partner, l’Unione Valle del Savio ha potuto sperimentare un nuovo modello di governance territoriale per affrontare soprattutto il tema del cambiamento climatico non più come una sfida o un problema ma come un’opportunità importante di sviluppo territoriale» Zoffoli ricorda che per l’area attraversata dal fiume Savio, fondamentale è stata «la definizione e approvazione del Paesc (il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) che guarda a tutto il 2030 con una serie di azioni strategiche per la transizione energetica e l’adattamento. Le applicazioni concrete sul territorio proseguiranno anche dopo la fine di Adriadapt e hanno riguardato in particolare lo sviluppo di azioni per contrastare il fenomeno di dissesto idrogeologico, dunque strategie per la gestione forestale e agricola del territorio montano e azioni di greening, unitamente alla creazione di boschi urbani per valorizzare i corridoi ecologici sia nel comparto di Cesena che lungo tutto il territorio della vallata del Savio. Questo per combattere le ondate di calore e migliorare la qualità di vita dei cittadini».

Ha definito “verde su grigio” la combinazione degli edifici ricoperti di giardini. Ma le sue soluzioni architettoniche e tecnologiche hanno fatto il giro del mondo e ora, all’Università di Bologna, avranno un riconoscimento. Il precursore della “green architecture”, Emilio Ambasz, riceverà infatti una laurea ad honorem in Ingegneria civile-architettura. L’appuntamento si terrà il prossimo 25 giugno. «Architetto e designer argentino, dal 1969 al 1976 è stato curatore del Dipartimento d’Architettura del Museum of Modern Art of New York – hanno motivato così la proposta di riconoscimento dal Dipartimento di architettura di Alma Mater – Lo stile distintivo di Ambasz come pioniere è una combinazione di edifici coperti di giardini, che egli descrive come il verde sul grigio: ha singolarmente contrastato le tendenze post-modernista e de-costruzionista-degli anni Settanta. Figura di progettista con un costante interesse specifico verso le relazioni istituite tra lo spazio antropico e lo spazio naturale, Ambasz ha adottato soluzioni architettoniche e tecnologiche che permettessero di garantire sia una forte integrazione con il contesto, sia una migliore qualità percettiva e abitativa degli spazi. Un proposito però non solo limitato alla dimensione figurativa degli esiti architettonici, ma esteso anche alla valenza tecnologica delle soluzioni, sia in ordine alla fattibilità costruttiva che alla resa prestazionale». Nato in Argentina nel 1943 Emilio Ambasz è anche cittadino spagnolo per concessione reale. Ha studiato alla Princeton University, è stato curatore di Architettura e Design al Museum of Modern Art of New York. Tra i suoi progetti di architettura figurano il Grand Rapids Art Museum in Michigan, vincitore nel 1976 del Progressive Architecture Award; la Casa de Retiro Espiritual a Siviglia, in Spagna, vincitrice del Progressive Architecture Award del 1980; il Conservatorio del Centro botanico di San Antonio in Texas, vincitore nel 1985 del Progressive Architecture Award, del National Glass Association Award per l’eccellenza nel design commerciale (1988) e del Quaternario Award (1990); il centro Acros di Fukuoka, Giappone, si è aggiudicato il prestigiosissimo American Institute of Architects’ Business week/Architectural Record Award (2000) e il primo premio dell’Istituto giapponese di Architettura (2001).

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