Bollani e l’Opificio della Rosa per “Jesus Christ”

L’importante ventaglio di realizzazioni dei laboratori artistici dell’Opificio della Rosa, nella rocca medievale di Montefiore, si arricchisce in questi giorni di un progetto grafico-musicale nato dalla collaborazione tra lo xilografo morcianese Umberto Giovannini con il pianista Stefano Bollani.

Giovannini, di cosa si tratta?

«Partendo dal desiderio di un oggetto che avesse la materialità e il sapore denso della xilografia, Bollani mi ha chiesto di realizzare una grafica originale per un’edizione limitata in cento copie del doppio disco che stava uscendo “Piano variations on Jesus Christ Superstar”. È piaciuta molto al musicista, tanto che subito dopo abbiamo iniziato a lavorare sul concept della nuova produzione, un bellissimo disco che ho avuto il privilegio di ascoltare in anteprima. Per questo disco, tutto in xilografia policroma, abbiamo utilizzato anche una collezione di caratteri mobili in legno dei primi del ’900 che abbiamo appena acquisito all’Opificio della Rosa».

Qual è stato il soggetto scelto per questa opera?

«Il lavoro è una grande xilografia che ho inciso e stampato all’Opificio della Rosa, che viene allegata al disco ed è stampata su entrambi i lati: come nella tradizione classica del libro d’artista: all’esterno in oro e all’interno in nero. L’elaborazione grafica parte dall’immagine guida che Valentina Cenni ha realizzato per la copertina del cd. Il progetto di traduzione e rielaborazione dell’immagine dal media digitale a quello xilografico è stato un bellissimo viaggio. L’immagine che ha creato Valentina ha riferimenti a una sacralità, una sorta di sacralità laica, e da sempre l’ho pensata in un rapporto iconografico tra un ostensorio d’oro barocco e un cielo stellato».

Perché si può parlare di un rapporto ritrovato tra musica e grafica d’arte?

«Il mondo musicale e la grafica, in questo caso la grafica d’arte, hanno sempre avuto una relazione privilegiata di dialogo e reciproco stimolo. Ognuno di noi è cresciuto con icone pop che hanno formato e nutrito il nostro immaginario sia attraverso le musiche e le canzoni che con le iconografie delle copertine dei dischi e dei poster. Molti sono ormai oggetti di culto e di un collezionismo sfrenato e il rapporto con l’oggetto, con la tattilità delle sue superfici, con il profumo del vinile, è tornato a essere un valore aggiunto, se non a volte primario, nell’acquisto di prodotti musicali. Nell’impero del digitale, della smaterializzazione del dato percettivo, c’è un ritorno alla necessità analogica, a un rapporto fisico con le cose. Io vivo a Londra e ho visto fiorire negozi di dischi in vinile, all’inizio di vinili usati per collezionisti, e ora affollati di nuove produzioni».

Anche un’importante rivista grafica internazionale ha recentemente dedicato un servizio all’Opificio della Rosa. Come sarà il 2021?

«Sì. Grabado y Edicion, la rivista internazionale che si occupa di grafica d’arte, ha voluto dedicare la parte centrale del numero dell’autunno 2020 all’Opificio della Rosa. Mi fa molto piacere perché sono 14 pagine che raccontano la storia dello studio dopo dodici anni di attività con bellissime foto di Ilaria Costanzo. Il 2020 è stato un anno inusuale per un centro di cultura come l’Opificio, soprattutto perché abbiamo dovuto sospendere tutte le attività estive al castello di Montefiore e non abbiamo potuto accogliere nei laboratori le decine di persone che ogni anno vengono in residenza artistica e per i workshop, però sono nati bellissimi progetti come questi con Stefano Bollani, sono stati realizzati alcuni libri d’artista e abbiamo potuto dedicare diversi mesi a restaurare e organizzare le collezioni di caratteri mobili per i nuovi progetti collettivi legati alla tipografia e al libro d’artista. Se devo auspicarmi una cosa bella per il 2021, è che possiamo tornare tutti a lavorare assieme, con la mente leggera».

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