Bodam Project, l’elettronica made in Romagna

Da Forlì a Faenza per ricevere al Mei, il “Meeting delle Etichette indipendenti”, la consacrazione del loro “Best world” come “miglior progetto italiano della musica elettronica indipendente”. Una bella soddisfazione per Bodam Project, Francesco Bove e Giuseppe Di Maria, che devono parte del loro successo a una piccola fucina forlivese di talenti come Cosascuola Music Academy diretta da Luca Medri.

Francesco Bove qui ha studiato e ora vi insegna Music technology e lui, Giuseppe Di Maria, a sua volta musicista e deejay, l’altra anima di Bodam Project dall’agosto del 2019, qui hanno trovato giovani talenti: da Francesco Rossi, Roscoe, a Federico Bertaccini, Monolith, a Matilde Montanari.

«Al successo nel contest faentino – commentano i due musicisti – hanno contribuito molto la complicità e la condivisione che ci vengono dal lavoro in discoteca, grazie al quale, poi, ci siamo conosciuti».

E già vi state preparando all’appuntamento internazionale con l’etichetta Androgyne Audio, con l’ep “I’m a rebel”, sempre coinvolgendo gli allievi di Cosascuola.

«Sì, la nostra ricerca è continua: del disco vincitore al Mei avevamo già organizzato la struttura all’inizio della nostra collaborazione. Poi, all’inizio del 2020, come tutti, siamo caduti nella tragedia. Il disco allora è stato riconcepito anche per raccontare gli anni che per noi musicisti erano stati una catastrofe, come facciamo con il brano “Hopeless”. Lo ha seguito però “Best world”, un augurio di rinascita sociale, culturale, e anche musicale, il nostro messaggio di fiducia dopo tanti mesi di paura».

Il Mei proprio per questo vi ha premiati.

«Sì, lo ha fatto per le nostre innovazioni nella musica elettronica, ma anche per quello che diciamo. Spesso infatti nel nostro genere la voce manca: noi invece sulla trama sonora scegliamo di aggiungere storie, e Giuseppe poi ci mette il suo tocco con i video».

Ed è difficile lavorare in due?

«No, perché mettiamo le competenze di entrambi al servizio di un solo scopo, trasmettere un messaggio chiaro sui temi a cui prestiamo la nostra musica, prima di tutto quello ambientale. Allo stesso modo due anni fa abbiamo recepito l’idea di Matilde Montanari, una allieva allora quattordicenne di CosaScuola. Matilde voleva sollevare il problema di tanti suoi coetanei che identificano ormai il divertimento in discoteca con l’abuso di alcol. Noi, che in discoteca ci lavoriamo da sempre, abbiamo raccolto le sua idea, e abbiamo registrato una traccia che portasse il suo messaggio. Ne è nato Big fun, no trip, un brano che ha dato voce a chi voce non l’aveva, e che ci ha portati a condividere la responsabilità di un messaggio forse inusuale, ma di cui siamo convinti».

«Il mercato discografico – sottolinea dal canto suo Luca Medri – ha fatto passare l’idea che basti poco per fare musica. La logica di CosaScuola invece è dare basi tecniche, e collegare mondo della didattica e mondo esterno per insegnare ai nostri ragazzi a fare management professionale di se stessi. Questo implica cambiamenti radicali nella mentalità, e la disponibilità ad aprirsi: e quindi si dà modo a formazioni come Bodam Project di fare qui i loro casting, mentre allo stesso tempo facciamo crescere i nostri ragazzi».

«In quest’ottica anche la pandemia è un’occasione – concludono i Bodam Project –. La necessità di fronteggiare il nulla cosmico ha fatto emergere infatti amicizie e perseveranza, fiducia nella collaborazione e consapevolezza di dover usare anche quanto è negativo per ripartire più forti, e più veloci».

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