Blocco trivelle, a Ravenna si volatilizzano 1.000 posti di lavoro, stop a opere per 400 milioni

RAVENNA. Il blocco delle trivelle presenta un costo salatissimo per Ravenna e per chi cercava lavoro nel comparto oil and gas: gli investimenti prospettati per il 2019 vengono per metà bloccati. Per ora sono sospesi fra i 350 e i 400 milioni di euro sulla provincia romagnola. E sul distretto dell’energia del centro-settentrionale, che fa capo al capoluogo bizantino, sono circa 1.000 i posti di lavoro che si volatilizzano.

L’appuntamento che avrebbe chiarito le strategie di Eni per Ravenna all’indomani dell’approvazione nel dl Semplificazioni del blocco delle prospezioni a mare di 18 mesi voluto dal governo gialloverde, era atteso con ansia: il Cane a sei zampe aveva annunciato l’anno scorso ben 2 miliardi di investimenti sulla realtà ravennate, e dopo il provvedimento approvato con la fiducia il 5 febbraio scorso, operatori e lavoratori erano col fiato sospeso per capire quali sarebbero state le ricadute.

Gli interventi confermati

Circa il 50% degli interventi previsti, in particolare quelli relativi al miglioramento delle perfomances delle piattaforme esistenti, verranno effettuati. Se il lavoro per aumentare la produttività degli impianti esistenti non è inficiato (in particolare il sidetrack e il workover dei pozzi in essere), tutto il resto verrà invece sospeso e con esso i posti di lavoro potenziali.

L’incontro

«Eni ha dimostrato che è un grande gruppo italiano che crede in questo territorio, perché tutto ciò che ha potuto confermare in termini di investimenti lo ha portato avanti – è il commento del sindaco Michele De Pascale –. Ci troviamo però di fronte a una sospensione di una parte sostanziale degli investimenti che deve fare ragionare molti».

Il primo cittadino è stato infatti ricevuto – assieme all’assessora alle Attività produttive della Regione Palma Costi e al suo omologo comunale Massimo Cameliani e al direttore di Arpae Giuseppe Bortone – a San Donato Milanese dai vertici di Eni, rappresentati da Diego Portoghese (direttore del Distretto), Francesco Manna (responsabile delle relazioni istituzionali) e dal vicepresidente esecutivo del Gruppo, nonché direttore del comparto upstream, Luigi Ciarrocchi.

Da parte di De Pascale «nessuna voglia di polemizzare, come qualcuno mi ha tacciato di voler fare – spiega –. Ma sfido qualsiasi primo cittadino, di fronte a simili accadimenti, a far buon viso a cattivo gioco e a non esternare preoccupazione». Anche perché alla problematica dovuta al blocco delle prospezioni deciso per legge si aggiunge «il tema del permitting: le autorizzazioni necessarie agli investimenti continuano a tardare e così si bloccano le politiche industriali di un territorio unanimemente conosciuto come lungimirante».

Appello al Governo

Da parte di De Pascale, che ringrazia l’assessora Costi per «l’intenso lavoro che profonde e che la vedrà ancora in campo per Ravenna, quando verrà convocata al Mise per un incontro già da tempo richiesto», un ulteriore appello al governo: «C’è lo Sblocca cantieri, oppure il decreto sulla Crescita: si ponga rimedio – invoca –. Almeno vengano escluse dal Pitesai (il Piano per la Transizione energetica sostenibile delle aree idonee, che sottende il blocco di 18 mesi, ndr) le attività a mare».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui