Blocca trivelle, stop di altri sei mesi. Infuriato il sindaco di Ravenna

Blocca trivelle, stop di altri sei mesi. Infuriato il sindaco di Ravenna

La proroga che infligge un secondo colpo, ferale, all’oil and gas ravennate è giunta ieri sera. È giunta, dopo una mediazione fra Pd e Cinque Stelle, la votazione di un emendamento al decreto Milleproroghe scritto dal M5S che allunga di sei mesi il blocca-trivelle. E che pone, almeno in linea teorica, un tetto massimo alle mensilità di blocco delle prospezioni: da 18 diventano 24, “ma non oltre”. Il Pitesai (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) avrà tempo fino al febbraio 2021 per essere redatto. E la moratoria quindi scadrà, secondo quanto approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera, ad agosto 2021. Ora la parola passerà all’Aula.

Ieri il sindaco di Ravenna non ha parlato. Ma ha scritto. Michele De Pascale ha inviato due lettere, una all’indirizzo del ministro dello Sviluppo economico e l’altra alle rappresentanze apicali del suo partito all’interno dell’Esecutivo. E i toni sono netti. Prima rivolto al vertice del Mise, Stefano Patuanelli, il primo cittadino ravennate chiarisce innanzitutto come «prorogare ulteriormente il Piano, anziché mettere in campo tutte le azioni necessarie per rispettarne la tempistica, significa distruggere completamente il comparto offshore italiano e impedire qualsiasi investimento a livello nazionale da parte di aziende del settore, che saranno costrette a rivolgersi a Paesi stranieri». Il Piano a cui si riferisce De Pascale è, come detto, il Pitesai, introdotto per decreto poco meno di un anno fa e che ha fermato le prospezioni di ricerca di idrocarburi in attesa della creazione di una mappatura, nemmeno mai avviata. E che ora si vedrebbe concessa un’ulteriore proroga di 6 mesi per essere redatto. Conseguenza immediata: il collasso definitivo del comparto che a Ravenna impiega direttamente 3mila lavoratori e nell’indotto almeno altri 7mila. Per questo De Pascale è durissimo nel far notare, nella lettera rivolta al ministro pentastellato, come «la situazione sia davvero grave ma, ciò che mi preme particolarmente segnalare nella mia veste di Sindaco è una grave carenza, da parte del Governo, del dovuto rispetto istituzionale: nessuna risposta è pervenuta alle due lettere da me inviate nei mesi scorsi». Quelle che richiedevano a gran voce un tavolo nazionale che sciogliesse la problematica, ovviamente.

La seconda missiva è rivolta ai ministri Dario Franceschini (il capodelegazione Pd nel governo) e a Paola De Micheli (la ministra delle Infrastrutture), nonché ai sottosegretari Gian Paolo Manzella e Alessia Morani, al capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio, oltre che agli onorevoli ravennati Stefano Collina e Alberto Pagani, nonché a Gianluca Benamati, parlamentare che del Pd è responsabile per il settore energetico.

A loro De Pascale scrive che «in tale situazione non è possibile immaginare che il Pd possa essere corresponsabile nel determinare la chiusura di un settore economico così importante. Non solo dal punto di vista occupazionale, ma per il ruolo che riveste nel percorso graduale di accompagnamento allo sviluppo delle rinnovabili e l’approvvigionamento energetico nazionale». Toni accesi, che si spera portino ad un ripensamento in Aula o per lo meno ad una compressione dei tempi per redarre il Piano, al di là della proroga ormai concessa. Certo la fase politica è concitata: da un lato il Pd nazionale non può prescindere dalla posizione dei suoi rappresentanti emiliano-romagnoli all’indomani delle Regionali che hanno salvato l’esecutivo. Dall’altro la tensione è altissima sulla questione prescrizione, e questo complica il quadro. «Allungare di altri sei mesi il blocco alle attività di prospezione e ricerca di idrocarburi sarebbe come prolungare una traversata nel deserto che ha già fiaccato le aziende più forti, con prime fatali ripercussioni sull’occupazione e sugli investimenti programmati», è la posizione di Confindustria Romagna.

Intanto intervengono i sindacati. Mercoledì Emanuele Scerra di Femca Cisl ribadiva «i contatti serrati col nazionale per sventare una vera sciagura», mentre Alessio Vacchi della Filctem Cgil punta il dito su «una crisi politica che si vuol far pagare ai lavoratori. Confido nella competenza e nell’equilibrio del neo assessore regionale Colla». Anche Guido Cacchi della Uiltec invita «ad un confronto col mondo dell’oil and gas che ancora oggi non è stato nemmeno avvia

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