Guerra di camorra a Rimini, clan in lotta per controllo del territorio

Guerra di camorra a Rimini, clan in lotta per controllo del territorio
La conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell'operazione (foto Diego Gasperoni)

RIMINI. E’in corso dalle prime ore dell’alba da parte dei Carabinieri del comando provinciale di Rimini una vasta operazione antimafia tra Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania, volta a colpire due organizzazioni camorristiche dedite a estorsioni, rapine, sequestri di persona, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni e impiego di denaro di provenienza illecita; 150 i militari impegnati. In esecuzione 10 misure cautelari e il sequestro preventivo di beni mobili e immobili (tra cui due società e un autonoleggio oltre a vari conti correnti) per un valore stimabile in circa 500 mila euro. Alcuni dei membri delle due organizzazioni (operanti in Romagna prevalentemente nel Riminese) destinatari delle misure disposte dal gip di Bologna Sandro Pecorella su richiesta della Dda, sarebbero accusati anche di lesioni personali aggravate nei confronti di quanti non si attenevano alle richieste imposte dai gruppi criminali.

La genesi dell’inchiesta
L’indagine, inizialmente coordinata dal sostituto procuratore di Rimini Marino Cerioni e successivamente passata per competenza al sostituto procuratore Marco Forte della Dda è scattata nell’ottobre del 2018 quando i militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Rimini apprendevano circostanziate notizie circa l’operatività a Viserba di Rimini di un’attività di noleggio autovetture gestita da personaggi di origine napoletana dediti all’utilizzo dell’azienda per coprire diverse attività illecite. Veniva quindi avviata una mirata attività tecnica di intercettazione telefonica ed ambientale, che consentiva di acclarare la presenza a Rimini di un sodalizio camorristico capeggiato da un parente del boss Eduardo Contini, detto “’O Romano” e “Faccia d’Angelo”, capo dell’omonimo clan operante nei quartieri Vasto e Poggiorelae a Napoli, con un fedelissimo e gregari da anni residenti in Rimini, nonché da giovani e pericolosi “pendolari del crimine”, che da Napoli venivano fatti affluire all’occorrenza in Romagna per commettere azioni violente nei confronti di coloro che non obbedivano ai voleri del gruppo criminoso. “Tale sodalizio, insediatosi nella provincia di Rimini con inaudita e spregiudicata violenza, ostentata ad ogni favorevole occasione per ribadire la forte presenza sul territorio, può contare anche su un’ampia disponibilità di armi da fuoco, non disdegnando, peraltro, anche l’utilizzo di armi improprie quali bastoni, mazze e martelli per il compimento di violente azioni di forza, lasciando trasparire una struttura prettamente militare, essendo chiari e ben definiti i ruoli e i compiti di ciascun sodale. Le indagini – spiega una nota dell’Arma – hanno consentito altresì di acclarare la commissione da parte del citato sodalizio di violenti pestaggi nei confronti di soggetti pluripregiudicati, ben noti negli ambienti delinquenziali riminesi e storicamente legati a clan camorristici campani, al fine di dare un preciso segnale circa la presenza sul territorio del nuovo gruppo, intenzionato ad insediarsi in questa provincia con l’intento di monopolizzare il controllo delle attività illecite nel territorio riminese, precedentemente gestito da altri gruppi campani dei quali fanno parte, a vario titolo, anche le vittime dei pestaggi”.

Spedizioni punitive
“Le investigazioni – prosegue il comunicato – hanno consentito infatti di accertare la commissione di un violento pestaggio, avvenuto in Rimini e mai denunciato, nei confronti di un 61enne legato al clan camorristico Nuvoletta considerato negli ambienti delinquenziali riminesi un personaggio di particolare peso ed autorevolezza. In tale circostanza, la vittima veniva dapprima condotta sotto la minaccia di armi da fuoco all’interno di un capannone ubicato in questo centro, ove veniva immobilizzata con nastro adesivo e picchiata anche mediante l’uso di mazze da baseball e martelli, procurandogli gravi lesioni in svariate parti del corpo, in particolare al cranio ed agli arti superiori, con prognosi superiore ai 50 giorni. A seguito di tale brutale pestaggio il sodalizio campano intimava al predetto di consegnare la somma di 30mila euro, tangente impostagli per “compensare” gli illeciti guadagni monopolizzati nel tempo nel Riminese. Il neo sodalizio, ben cosciente dell’operatività in Romagna del gruppo antagonista indirizzava quindi le azioni violente proprio nei confronti di un esponente di spicco di tale storico sodalizio. L’agguato ed il violento pestaggio ai danni di quest’ultimo, anche in questo caso non denunciato, veniva commesso con le medesime modalità del primo, ovvero mediante l’utilizzo di pistole, spranghe, mazze da baseball e martelli, procurando alla vittima gravi lesioni in svariate parti del corpo, in particolare al cranio ed agli arti superiori, con conseguente grave indebolimento del mignolo della mano sinistra e prognosi superiore ai 40 giorni. La vittima nell’occasione veniva anche rapinata di mille euro. Riguardo al citato storico sodalizio criminoso operante in Rimini, le indagini consentivano di acclarare un’attività estorsiva posta in essere ai danni di un imprenditore titolare di una ditta di autotrasporti con sede in Rimini, il quale veniva costretto a versare ai componenti di tale sodalizio cospicue somme di denaro, nel periodo compreso tra gli anni 2016 e 2018, sino al momento in cui la vittima si rivolgeva al nuovo clan insediatosi a Rimini ricevendo protezione e riuscendo a porre fine all’attività estorsiva nei suoi confronti. In particolare, le intercettazioni consentivano di accertare che tale attività estorsiva era stata la causa scatenante del violento pestaggio con cui il nuovo clan intendeva dare un segnale allo storico gruppo del fatto che l’imprenditore era stato accolto sotto l’ala protettiva del clan e che pertanto l’attività estorsiva doveva essere interrotta”. Messaggio che avrebbe poi innescato reazioni dell’altro gruppo; in tale contesto si inseriva l’esplosione di tre colpi d’arma da fuoco nel cortile dell’abitazione dell’imprenditore già sottoposto ad estorsione prima di passare sotto la nuova ala protettiva, per intimorire l’imprenditore, così da farlo tornare sui suoi passi e convincerlo a pagare nuovamente le illecite tangenti al vecchio gruppo criminale.. Colpi esplosi con una pistola trovava a gennaio nella disponibilità di uno dei componenti del clan fermato in centro a Rimini.

“Le indagini consentivano altresì di appurare una notevole capacità economica del gruppo che grazie alla gestione dell’attività di autonoleggio riusciva agevolmente a reimpiegare il denaro di provenienza illecita provento delle attività delittuose poste in essere sul territorio, riuscendo anche a provvedere autonomamente al pagamento delle spese connesse alla detenzione in carcere di alcuni sodali e al mantenimento dei familiari”.

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