Birra Spiess, la bevanda di cui Rimini andava fiera

Birra Spiess, la bevanda  di cui Rimini andava fiera
Rimini, primi anni del Novecento: la fabbrica della Birra Spiess. Collezione Alessandro Brambilla

Sul finire di settembre del 1905 La Riscossa e L’Ausa comunicano alla cittadinanza che sono in corso le trattative tra Traugot Spiess, presidente e proprietario della Brauerei Spiess – una società svizzera produttrice di birra molto rinomata in campo internazionale – e il Municipio di Rimini per l’impianto di due grossi stabilimenti industriali: l’uno per la produzione della birra, con annessa fabbricazione di barili e botti; l’altro del ghiaccio artificiale. La notizia è di grande interesse: in quell’inizio di secolo la disoccupazione è notevole e l’insediamento di un complesso industriale è salutato come una vera e propria manna del cielo. Tanto più che fonti bene informate sostengono che i due stabilimenti fornirebbero, da subito, occupazione a una settantina di persone tra impiegati, operai e carrettieri adibiti al trasporto del carbone e dei prodotti della stessa società. Tutta gente riminese, naturalmente. È opinione comune che le due fabbriche, oltre ad aumentare le risorse della città – limitate alla fuggevole stagione balneare –, incentivino anche il tanto sospirato processo industriale.
«Le industrie – scrive L’Ausa il 30 settembre 1905 – sono come le ciliegie, una tira l’altra. Tutto sta ad incominciare». E Rimini, favorendo l’insediamento di due opere di pubblica utilità, sta imboccando la strada giusta.
Un progetto dell’ingegner Berger
Le trattative si concludono felicemente in dicembre. Ottenuto un appezzamento di terreno di 6mila metri quadrati di fronte alla stazione ferroviaria, gli svizzeri iniziano in marzo la costruzione dello stabilimento (Atti del consiglio comunale di Rimini, sedute del 20 e 28 dicembre 1905; Verbali della Giunta comunale di Rimini, seduta del 19 aprile 1906). L’edificio, dal costo di oltre mezzo milione di lire, è progettato dall’ingegnere svizzero Berger ed edificato da maestranze e manodopera locale.
Alla fine di maggio, dopo appena due mesi di lavoro, la fabbrica del ghiaccio artificiale è già completa e funzionante. I riminesi, informa La Riscossa il 2 giugno 1906, cominciano a servirsi di questo prodotto «batteriologicamente puro» e «a prezzi convenienti» all’inizio dell’estate. Per soddisfare le esigenze della città e soprattutto del suo centro balneare, lo stabilimento pianifica una produzione giornaliera di 150 quintali di ghiaccio. Intanto per la prima stagione dei bagni giunge da Lucerna, dentro vagoni frigoriferi, un grande quantitativo di birra Spiess. La bevanda, «veramente deliziosa» a detta del Gazzettino verde del 24 giugno 1906, incontra subito il gusto del pubblico e invade il mercato cittadino. In ottobre è commercializzata la prima birra prodotta dalla fabbrica di Rimini e le sue insegne cominciano a tappezzare la città in ogni dove. Non c’è albergo, ristorante, bar o chiosco che non ostenti i colori del “buon prodotto locale”. Per le strade il viavai dei carri trainati da cavalli con il marchio della “birra di Rimini” diventa familiare: le forniture agli esercenti avvengono a qualsiasi ora della giornata e con una puntualità da orologio svizzero… tedesco.
Ghiaccio, birra, botti e luppolo
Alla produzione di birra, con un preventivo annuo di oltre 5mila ettolitri, nel 1907 si affianca quella dei barili e delle botti e, a partire dal 1908, anche la coltivazione del luppolo su terreni incolti del riminese: tutte attività complementari alla birra, che vanno a incrementare il numero degli occupati.

I riminesi esprimono gratitudine e riconoscenza agli industriali d’Oltralpe e le notizie riguardanti la benemerita società Brauerei Spiess, anche le più futili, hanno grande risalto sulla cronaca cittadina. Traugot Spiess è presentato come una persona affabile e generosa, un vero gentiluomo, che ama intrattenere amichevoli rapporti sia con i clienti che con i lavoratori delle sue numerose aziende sparse per l’Italia. Spesso, durante l’estate, ma anche all’inizio dell’autunno, lo stabilimento riminese, ritenuto uno dei più sofisticati d’Europa, è oggetto di “visite guidate” da parte di comitive di visitatori. Queste arrivano con treni speciali e si trattengono qualche ora nella fabbrica ad ammirare i macchinari e la moderna tecnologia di produzione; poi, dopo la colazione in un ristorante della marina, trascorrono il pomeriggio sulla spiaggia (La Riscossa, 8 agosto 1908, e Corriere Riminese, 8 ottobre 1913).
Un clima conviviale
A fine anno Traugot Spiess, nativo di Basilea ma residente a Lucerna, è solito riunire a pranzo tutti i suoi dipendenti e in questo convivio la schietta cordialità, instaurata nell’ambito del rapporto di lavoro, esplode in camerateschi canti e proverbiali bevute di birra. Tutta rigorosamente etichettata Spiess, sostiene La Riscossa l’8 gennaio 1910. Un altro amichevole e gradito appuntamento si svolge l’ultimo giorno di carnevale; in questa circostanza – stando a Il Momento del 22 febbraio 1912 – la direzione della fabbrica offre al personale un sontuoso pranzo, che si conclude con l’immancabile foto ricordo scattata da Trevisani. I commensali, ovviamente, sono immortalati con la bottiglia della Spiess in mano.

Ricordiamoci questa bella e solidale immagine. Nel lasso di tempo di due anni non solo i riminesi non terranno più in mano la bottiglia della Spiess, ma questa birra, orgoglio della città, sparirà anche dal quotidiano commercio urbano. Ne parleremo nel prossimo articolo.

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