BOLOGNA. Il “Biografilm festival”, vetrina internazionale del cinema dedicato ai racconti di vita, spostato causa Covid-19 dalla sua sede naturale, Bologna, sulla rete, sta regalando buon cinema al pubblico (numeroso) che lo sta seguendo in questi giorni online. Una decisione presa per non rinunciare alla prima edizione diretta da Leena Pasanen, già direttrice artistica del Dok di Leipzig, alla quale il fondatore della rassegna bolognese Andrea Romeo aveva un anno fa passato il testimone.
La 16ª edizione, che ha preso il via venerdì 5 giugno sulla piattaforma mymovies.it (film da prenotare, tutti gratuiti), si concluderà lunedì 15 giugno. Con una sorpresa: si va in sala. E si va con un film dal Dna molto emiliano e molto bolognese, “Gli anni che cantano” di Filippo Vendemmiati – giornalista Rai e noto documentarista – che dopo la proiezione online (domani, dalle ore 14), lunedì sarà al cinema Medica Palace (massimo 200 persone, si entra su invito).
Il docufilm è la storia del Canzoniere delle Lame, gruppo di musica, politica e impegno sociale nato a Bologna nel 1967: nel corso di vent’anni di attività ha tenuto più di mille concerti in Italia e all’estero, cantando con gli operai delle fabbriche occupate e con gli emigrati in Svizzera, esibendosi anche in grandi festival internazionali. «Eravamo il supermarket della canzone», si sente dire nel film: “I morti di Reggio Emilia” era diventato il brano più richiesto, si sfornavano canzoni a seconda dell’evento, una lotta di lavoratori, una Festa dell’Unità, il primo maggio… “Gli anni che cantano” è un “film che canta”. E non poteva esserci scelta migliore e più propizia per riportare i corpi in sala.
Tutto è partito dall’omonimo libro scritto da Janna Carioli, tra i fondatori del Canzoniere… Vendemmiati, cosa le ha fatto scattare la molla per dire “ci faccio un film”?
«Quello che mi ha effettivamente mosso è il fatto di avere provato una sorta di invidia positiva per ciò che i componenti del Canzoniere delle Lame hanno fatto nella loro adolescenza. Una esperienza straordinaria, che aveva motivazioni politiche e sociali, che li ha resi felici. Mentre quella stagione come l’ho vissuta io è fatta di momenti pesanti, di muri tra le persone».
Ha scelto di fare incontrare e interagire gli ex componenti del Canzoniere con due giovani esponenti del panorama musicale di oggi, Albi Cazzola de Lo Stato Sociale e Giacomo Gelati di Altre di B. Cosa ha rivelato questa scelta?
«Jack, di Altre di B, lo troviamo sin dall’inizio e fa l’autista del pulmino con cui parte il nostro viaggio, Albi sale all’incirca a metà viaggio. C’è stata una empatia quasi immediata tra loro e il gruppo. Le musiche, è vero, sono diverse, ma quello che è rimasto uguale sono i modi di fare musica, di rendere collettiva questa passione musicale».
In alcuni momenti del film i brani degli uni e degli altri si intrecciano e il risultato è sicuramente notevole.. Ma qual è la differenza di fondo?
«Negli anni le capacità musicali del Canzoniere si sono affinate, dopo i primi brani, abbastanza banali, popolari. La differenza fondamentale è che il Canzoniere delle Lame decise di suonare come modo di fare politica. C’era una idea forte di trasformazione del mondo attraverso la musica. Un orizzonte che fallisce. Albi e Jack sono invece giovani professionisti, e se oggi non si pensa più che la musica possa cambiare il mondo, comunque contribuisce a far vivere meglio».

Argomenti:

BOLOGNA

cinema

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *