Bimbo annegato a Mirabeach: il video trasmesso al processo

Verrà mostrato in aula il video della morte del piccolo Edoardo Bassani. Le immagini choc contenute negli 8 minuti estrapolati dalle telecamere di sicurezza di Mirabeach nel tragico pomeriggio del 19 giugno 2019, rappresentano forse la parte più drammatica del processo nei confronti di sei persone, tra bagnini, addetti alla sicurezza e vertici della struttura oltre agli stessi genitori della vittima, ritenute tutte responsabili a vario titolo – secondo l’accusa – dell’annegamento del bimbo di 4 anni, deceduto nella piscina del parco acquatico di Mirabilandia. Per tutte le parti l’accusa contestata è quella di omicidio colposo.

Il procedimento è stato incardinato ieri davanti al giudice monocratico Natalia Finzi, che ha accolto la richiesta di citazione del Parco della Standiana srl come responsabile civile. In caso di condanna, dunque, potrebbe essere la stessa società che gestisce il parco dei divertimenti a essere chiamata a risarcire il danno alle parti civili. Si tratta dei nonni del bimbo, ma anche degli stessi genitori, tutelati dagli avvocati Giovanni Zauli, Antonio Zanacca e Siegfried Menotto Zauli.

Le eccezioni contro i genitori

Mamma e papà della vittima si trovano dunque in una duplice veste di imputati e parti civili. E proprio la loro particolare posizione, ritenuta incompatibile dalle difese degli altri coimputati, è stata al centro delle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa della società che gestisce Mirabilandia, associandosi a quanto già manifestato dagli altri legali. Eccezione tuttavia respinta ieri dal giudice. Il processo prenderà il via a ottobre con i primi testi dell’accusa, rappresentata dal procuratore capo Daniele Barberini, presente ieri in aula.

La tragedia in 8 minuti

Un momento interminabile quello del video finito nel fascicolo a carico dei sei imputati. In quei circa 8 minuti il bambino viene filmato nell’area denominata “Laguna del sol”: lo si vede procedere dalla parte degli scivoli, con l’acqua a 30 centimetri, verso l’area più profonda della piscina (110 cm), forse attirato dalla baby dance. Edoardo, particolarmente alto per la sua età, 108 centimetri, non riesce a tornare indietro una volta iniziato ad annaspare. Per 3 lunghissimi minuti il suo corpo rimane galleggiante a pancia in giù. Un tempo che si somma a quei 4/5 minuti in cui un intervento tempestivo lo avrebbe potuto salvare. Nemmeno le grida di un altro bimbo, accortosi dell’accaduto, riescono ad attirare l’attenzione del bagnino di salvataggio, un 18enne cesenate, col brevetto appena conseguito. Il tuffo di una sua collega più esperta e i successivi tentativi di rianimazione erano stati vani.

Da queste immagini, dopo avere passato al setaccio la filiera delle responsabilità del parco, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati le sei persone: babbo e mamma del bambino, assentatisi dalla piscina per qualche istante dopo essersi raccomandati con il figlioletto di non muoversi, il legale rappresentante, la responsabile dell’organizzazione del Mirabeach, la responsabile dell’organizzazione del personale di salvataggio e il bagnino stesso, che quel giorno era preposto alla “vigilanza-scanner” del tratto di piscina in cui si verificò la tragedia.

Comunità Romagna reclama il diritto di accesso agli atti relativi al bando per l’assegnazione dei fondi per il supporto al volontariato in tutta la Romagna. «Nel novembre 2021 il bando, quasi un milione di euro all’anno – afferma l’associazione in una nota – ha visto aggiudicato il ruolo di Centro di Servizio per il Volontariato ai riminesi di Volontaromagna, con il progetto ravennate di Comunità Romagna secondo in graduatoria. Non convinti dell’esito della procedura, abbiamo chiesto l’accesso agli atti di gara, esercitando un diritto garantito dalla normativa vigente. La Fondazione Onc ha opposto un inspiegabile rifiuto. Lo scorso 27 aprile il Tar del Lazio ha ordinato alla Fondazione Onc di concedere a Comunità Romagna l’accesso agli atti di gara e al progetto aggiudicatario entro 30 giorni. Contro l’esecutività della sentenza è stato fatto ricorso al Consiglio di Stato che, l’11 luglio, ha respinto l’istanza cautelare affermando ancora una volta il diritto di Comunità Romagna a prendere visione di tutta la documentazione di gara, ordinando l’esibizione degli stessi».

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