Bicchi, riminese d’adozione che cercava il realismo magico

Ottorino Bicchi (Livorno 1878 – Alessandria d’Egitto 1949), dopo gli studi classici, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze come il fratello maggiore Silvio, ottenendo il titolo di Professore Accademico del Collegio di Firenze. Entrambi discepoli di Giovanni Fattori, entrano a far parte della schiera dei post-macchiaioli.
Ottorino partecipa ad eventi espositivi di grande rilievo come l’Esposizione Quadriennale di Belle Arti di Torino, la Biennale di Brera a Milano, l’Internazionale di Roma del 1911 in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia e a numerose mostre locali. Dagli anni Venti risiede e lavora a Rimini. Nella “Guida di Rimini e Dintorni” di Mario Becca pubblicata da Celanza e C. di Torino nel 1923, riedita dall’editore riminese Bruno Ghigi nel 1996, figura fra i decoratori e verniciatori cittadini con lo studio in Corso d’Augusto.
Già nell’estate del 1913 è al Kursaal di Rimini per partecipare alla IV Mostra d’Arte Pura e Applicata, dove presenta “Piccolo Doge”. Con lui, il fratello Silvio con “La vita” ed Emo Cucurugnani con un paio di disegni, prima del cambio anagrafico del cognome in Curugnani, del quale Ottorino è il pittore di riferimento. Sul terzo volume “L’arte e il patrimonio artistico” della “Storia di Rimini dal 1800 ai giorni nostri” pubblicato da Ghigi nel 1976, Pier Giorgio Pasini mette in evidenza come, contrariamente al più conosciuto fratello Silvio, capace ed esuberante, Ottorino si dimostra ben informato sui movimenti artistici moderni «tanto che nei suoi dipinti si ritrova più di un riflesso secessionista». In altri termini, è un aggiornato pittore del Novecento che cerca un punto di riferimento guardando il “realismo magico” come possibile scelta alternativa per interpretare la realtà quotidianità fuori dal turbinio delle avanguardie e degli “ismi”, senza dimenticare la lezione di Fattori.
Negli anni riminesi dipinge ritratti, nature morte, scorci della città, del suo porto e dei dintorni. Nel 1929 si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove fonda l’Accademia artistica di disegno, pittura, scultura e decorazione. Nella città è presente un’attiva comunità di artisti italiani tra i quali Arturo Zanieri arrivato nel 1903 per rimanervi fino al ’38. La scuola è molto apprezzata e alcuni degli studenti locali si trasferiranno poi in Italia. Bicchi si muove fra l’Egitto e l’Italia esponendo in entrambi i paesi fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando rientra in patria. Finito il conflitto ritorna ad Alessandria e riprende la direzione dell’Accademia fino all’anno della sua morte.
Nella sua maturità artistica si dedica sempre più spesso al pastello con risultati formidabili, e, con minor frequenza, all’incisione. L’ultima occasione per vedere alcune opere di questo valido pittore, immeritatamente trascurato dalla critica ufficiale, si deve a Marco Gennari che lo inserisce fra i “Pittori Riminesi della prima metà del Novecento: dal mare all’Alta Valmarecchia” nella grande mostra a Pennabilli nel luglio del 2011 da lui curata e seguita dal volume edito da Pazzini di Villa Verucchio l’anno successivo. Sempre a lui si deve la riedizione dell’evento a Rimini nella Manica Lunga del Museo della Città, alla fine del 2013. Visitando sul web il sito di famiglia, oltre al fratello , anche il figlio Silvio Jr è pittore di ottima matrice figurativa, è possibile avere un’ampia visione della bella produzione di Ottorino.
www.silviobicchi.com

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