«Tra Cipro e Turchia si rischia una guerra, con l’Ue coinvolta, per il gas. I ministri Di Maio e Patuanelli si dicono preoccupati, giustamente, degli interessi di Eni in quella zona. Lavorano però, in due governi susseguitisi in tre anni, per bloccare la produzione di gas nel nostro Paese. Non è questa ipocrisia?».

Sul suo libro House of Zar, edito da GoWare, parla di Geopolitica ed energia al tempo di Putin, Erdogan e Trump. Un adattamento di una serie di scritti che il consigliere regionale Pd, da sempre sulle posizioni dei lavoratori del mondo dell’estrazione del metano, ha preparato negli scorsi mesi per la piattaforma StartMag.it.

La fase però è convulsa e la battaglia per mantenere un’estrazione di gas nel mare Adriatico si gioca in queste ore. Al Senato potrebbe decidersi tutto fra la chiusura dei lavori della commissione, lunedì, e il voto, calendarizzato per martedì, con il dirimersi di un veto incrociato in maggioranza nel dl Semplificazioni fra Pd e Iv da un lato e M5S dall’altro.

Bessi, lei non è a Palazzo Madama ma di contatti con membri del Parlamento, sindacalisti nazionali e referenti di associazioni di categoria ne ha spesso. Pensa che prima di lunedì non si saprà nulla?

«Così pare, ma i continui rinvii e i tentativi di inserire ulteriori emendamenti fanno capire che la strada sia politica che normativa del Pitesai è completamente sbagliata, se non fallimentare. E comporta nella concretezza il congelamento delle attività di sfruttamento degli idrocarburi: non soltanto nel mar Adriatico, ma anche in Basilicata e in Sicilia. Mentre con Erdogan nell’Eastmed si rischia la guerra, noi lasciamo intoccata o quasi una risorsa del nostro Paese».

Nella recensione al suo libro, Marco Panara su Repubblica fa capire come in un mondo che punta sul gas per gestire la transizione verso le rinnovabili, le tensioni internazionali si stanno spostando su questo bene e sul suo trasporto. È così?

«È uno dei concetti portanti del mio libro. Un elemento che porta conflitti fra Paesi ed intese storiche mai verificatesi prima. Pensiamo al ruolo che assume Erdogan stesso con il passaggio sul suo Paese dei gasdotti Tap-Tanap (dalla Georgia all’Europa) e del Turkstream (dalla Russia alla Turchia). E al rapporto privilegiato che ha con Putin. Turchia e Russia alleate, chi lo avrebbe mai detto?».

E l’Italia come reagisce a queste dinamiche?

«Ci sono due dimensioni. Quella della politica, piuttosto disorientata. Poi c’è quella degli apparati tecnici che cerca di costruire una strategia, nonostante tutto. Eni, con la prosecuzione della gestione Descalzi, conosce bene l’importanza del gas e contemporaneamente il profilarsi delle rinnovabili. Infatti aveva investito 2 miliardi su Ravenna per portare da 40mila a 100mila boe la produzione di gas in Alto Adriatico, per esempio. Ora tutto bloccato. E poi sta muovendo altri passi».

Per esempio?

«Beh, a Ravenna si tiene ogni due anni Omc, la più grande fiera del settore energetico. Non è un caso la scelta di un ingegnere dalla grande consapevolezza innovativa come Monica Spada, personalità di Eni, che ci fa capire come la prospettiva scelta sia quella delle rinnovabili. E noi a Ravenna potremmo giocarcela benissimo».

Perché Eni parrebbe voler investire a Ravenna anche su CO2 ed energia da moto ondoso. E poi c’è questo nuovo progetto di Qint’x e Saipem su eolico, fotovoltaico e idrogeno green.

«Esatto. In fondo Ravenna è uno dei luoghi più adatti al mondo per un progetto di Ccs per la cattura e lo stoccaggio della CO2, vista la vicinanza tra le fonti di emissione ed i giacimenti esausti che ne consentono lo stoccaggio. E considerato il know how presente sul nostro territorio, daremmo un valore aggiunto. Nei fatti, aumentare la produzione di gas a Ravenna con questo progetto significa produrre metano ad emissioni zero per il bene del nostro Paese e del mondo. Fa bene l’assessore regionale Vincenzo Colla a prospettare per la nostra provincia il riconoscimento di area speciale, per farne un hub di sperimentazione per la transizione energetica. Abbiamo un potenziale enorme, speriamo che anche a Roma possano capirlo».

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