Bertinoro, Maximilian Girardi tra i 50 migliori giovani vignaioli al mondo

La rivista americana Food Drink Magazine lo ha inserito nella lista dei 50 migliori giovani vignaioli al mondo, assegnandogli anche il premio “Best new act” riservato ai nuovi ingressi. Una soddisfazione per Maximilian Girardi, al timone della tenuta Diavoletto di Bertinoro che, tra premi e iniziative varie, negli ultimi anni si è ritagliata una parte importante nel ricco panorama vitivinicolo non solo italiano, ma internazionale. I giudici erano alla ricerca di produttori che “portassero avanti la conversazione sul vino”, oltre a innovare e contribuire alla comunità del vino, al paesaggio e all’ambiente.

Cosa rappresenta questo premio per lei e come è nato?

«Non ne sapevo niente, per la verità. Si era già parlato di noi quando si presentavano i luoghi da visitare, ma questa notizia è stata completamente inaspettata. Certo è un bel traguardo, che riconferma il buon lavoro che stiamo facendo e dell’impegno che ci stiamo mettendo»

Com’è in questo momento la situazione del settore vitivinicolo?

«Il mercato è stato piuttosto fermo a causa della chiusura dei ristoranti, anche se noi abbiamo lavorato con alcuni marchi della grande distribuzione. Ma i consumi siano calati».

Quanto ha inciso la pandemia da Covid?

«La contrazione è stata almeno del 30 per cento. Noi abbiamo una sezione nel sito dedicata all’e-commerce e chi voleva poteva ordinare da casa. Una procedura veloce che ci ha agevolato rispetto a chi invece era un po’ più lento».

Il futuro “del vino” come lo vede”?

«In miglioramento. Nella nostra zona mi vengono in mente altre aziende in mano a persone in gamba, che stanno cambiando la mentalità, sono bravi. Anche nei consumi vedo una crescita, tra i giovani c’è chi si interessa a cosa beve e come viene prodotto, vuole informarsi».

Nato a Merano, madre originaria della zona di Rocca San Casciano, papà trentino, da qualche anno è iniziata la crescita della Tenuta Diavoletto di Bertinoro. Come è nata questa passione?

«Sono sempre stato appassionato e poi questa è una bellissima terra, vocata alla produzione. Ne sono rimasto incantato. Un altro aspetto dei riconoscimenti che mi fa piacere è quando dicono che siamo parte della comunità, del territorio. Questo è un valore aggiunto, perché fare un buon vivo è una cosa positiva, però quando possiamo raccontare il territorio è una soddisfazione ulteriore».

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