Benvenuti al circo tricolore

La crisi di governo ci riporterà in autunno alle urne. Siamo passati dallo strappo di Salvini maturato al “Papeete” di Milano Marittima, complice il caldo e qualche mojito di troppo, alla frattura innescata da Conte alla guida di un Movimento sceso da 5 a 2 stelle.
La mossa dell’ex presidente del Consiglio, orfano di Di Maio, ha causato le dimissioni di Draghi e offerto un’occasione d’oro a Lega e Forza Italia: affondare il presidente del Consiglio, alla faccia dei buoni propositi espressi fino a ieri, e puntare alle elezioni con un centrodestra ricompattato in cui Fratelli d’Italia è in forte ascesa nei sondaggi. Insomma, gli interessi di bottega hanno avuto la meglio. Nulla di nuovo sotto il sole e il Pd, rimasto solo a sventolare la bandiera di Super Mario, avrebbe dovuto aspettarselo. Letta, sbagliando, ha scommesso sul campo largo con i discepoli di Beppe Grillo. Un’ illusione. La maggioranza era troppo variegata e litigiosa. Le dichiarazioni dei vari leader a favore di Draghi erano parole al vento. Come tante ne abbiamo sentite negli ultimi anni.
“Con Bossi neanche un caffè” di Fini. Seguirono colazioni con cornetti (dolci) e cappuccini.
“Lascio la politica, parto per l’Africa” di Veltroni. Ancora l’aspettano, vacanze escluse. “Enrico, stai sereno” da Renzi a Letta. Gli soffiò il posto subito dopo. Dovremmo averci fatto il callo ormai. E la guerra in Ucraina, l’emergenza Covid, lo spread in risalita, l’appello di sindaci e imprenditori per la stabilità? Prima i giochi di palazzo. Agli occhi degli stranieri l’Italia si conferma un circo. Provare per credere.

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