Il mercato del pesce di Rimini (Foto Diego Gasperoni)

Una grande sfida ma anche un’importante opportunità economica, ambientale e sociale. Il mare è una risorsa che può offrire tanto allo sviluppo sostenibile della società contemporanea, anche dal punto di vista ecologico. Ma il più delle volte tutto ciò resta un’occasione persa. Di questo è convinto Massimo Bellavista, 51 anni, bellariese residente a Rimini. Bellavista è il Blue Economy Advisor e coordinatore scientifico di “Sealogy®”, il Salone Europeo della Blue Economy, evento voluto e sostenuto dalla Commissione Europea che doveva svolgersi presso il quartiere fieristico di Ferrara nel marzo scorso, poi bruscamente sospeso a causa del Covid-19 e rinviato a novembre. Ma il protrarsi dell’emergenza pandemica ha portato gli organizzatori, Ferrara Fiere e Congressi e Bologna Fiere, a rimandare ad aprile 2021 l’evento live ma realizzando quest’anno “Sealogy® Digital Preview”, un’anteprima interamente digitale del Salone dell’economia blu, andato in onda sul web dal 19 al 22 novembre. 25 appuntamenti digitali, 26 paesi partecipanti, 150 speakers e 44 ore live con 5200 persone collegate. Bellavista è responsabile nazionale per la formazione e sicurezza dei pescatori di Legacoop Agroalimentare, da decenni impegnato nel mondo della pesca e della cooperazione internazionale, nei suoi rapporti con l’Unione Europea, siede in rappresentanza del Coordinamento Pesca dell’Alleanza delle Cooperative Italiane ai tavoli dove il mondo della pesca europea si confronta con le istituzioni centrali e internazionali.

Bellavista, cos’è la Blue Economy?

«Per Blue Economy si intende un modello economico globale basato sulla sostenibilità dei mari e degli oceani. Il mare è un motore per l’economia in tutti i paesi europei affacciati sul mare e possiede un grande potenziale di innovazione e crescita che si conosce poco. Oltre 10 anni fa l’UE ha cominciato a lavorare sull’integrazione di tutti i settori economici che operano in mare, sul mare o con il mare. In particolare, ha pubblicato una strategia a lungo termine, che si chiama “crescita blu”, per sostenere una crescita sostenibile nel settore marino e marittimo nel suo insieme, fornendo linee di indirizzo e adottando un pacchetto di regolamenti a supporto della “blue growth”. L’ultimo rapporto disponibile di Unioncamere sull’economia del mare registra oltre 190mila imprese italiane (pari al 3,3% del totale delle imprese nel paese, delle quali il 3,2% guidate da donne, giovani e stranieri), con un’occupazione nazionale d

Massimo Bellavista

i oltre 880mila persone. La definizione comprende tutte le attività umane che utilizzano il mare, le coste e i fondali come risorsa per lo sviluppo di attività produttive e di servizi».

Quali settori ne fanno parte?

«I principali settori sono la pesca e l’acquacoltura (includendo tutta la filiera dalla produzione alla trasformazione, commercio, Horeca, servizi settoriali, ecc), il turismo marittimo, costiero e crocieristico, i trasporti marittimi, le biotecnologie marine, le energie rinnovabili off-shore, la nautica e il diporto, la cantieristica…»

Perché è importante questo tipo di strategia?

«Perché è finalizzata a una crescita blu sostenibile, intelligente e inclusiva dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Tanto per fare un esempio, in ambito economico, la Blue Economy rappresenta l’11,6% dell’economia mondiale; a livello europeo questo mondo genera un fatturato complessivo lordo di oltre 550 miliardi di euro l’anno e offre occupazione a più di 5 milioni di persone, pari al 1,6% del totale degli occupati. Questi i dati della Commissione che vengono pubblicati nel rapporto annuale».

Quali sinergie, quali relazioni si possono mettere in campo? Facciamo qualche esempio?

«Sono tantissime le sinergie e le opportunità di sviluppo sostenibile legate al mare. Mi soffermo però su due problematiche fondamentali che conosco meglio: l’invecchiamento della forza lavoro e la necessità di mettersi in relazione. Il primo punto è un tema prioritario perché l’invecchiamento non è supportato da un adeguato ricambio generazionale. Le aziende dei diversi settori evidenziano una scarsa reperibilità di personale specializzato, cui si aggiunge la necessità di rendere le professioni del mare più attrattive per le giovani generazioni. E qui gioca un ruolo strategico il sistema dell’istruzione e della formazione professionale. Sull’importanza del mettersi in relazione basti un esempio, quello dei collegamenti fra il mondo del turismo costiero e il mondo della pesca, perché sappiamo benissimo che chiunque va a trascorrere una vacanza al mare tra le prime cose che fa è andare a passeggiare lungo il porto canale, a cercare un buon ristorante di pesce fresco o altre attrattive legate al territorio e alle tradizioni storico-culturali come i nostri musei dedicati al mare e alla pesca, da Cattolica, a Rimini a Cesenatico. Tutte realtà che integrano, ampliano e completano l’offerta turistica».

Bellavista con la conduttrice televisiva Tessa Gelisio

A livello europeo ci sono delle risorse economiche che non sono sfruttate?

«Questa è una bella domanda! A Sealogy® Digital Preview ho fortemente volute inserire proprio un webinar interamente dedicato a sostenere e finanziare gli investimenti nella Blue Economy. La prima sezione del webinar ha visto la partecipazione di tre relatori della Commissione Europea e delle agenzie ad essa collegate che hanno presentato diverse opportunità di finanziamenti europei a fondo perduto disponibili per le imprese. La cosa interessante emersa è la debole partecipazione italiana e l’Europa, durante il webinar, ha espressamente auspicato una maggiore partecipazione delle imprese italiane ai fondi che vengono messi a disposizione per gli investimenti nella crescita blu sostenibile. Proprio a SEALOGY® è stato lanciato un bando, che scadrà a febbraio 2021, per investimenti nell’economia blu: con una dotazione da 22 milioni di euro, il bando finanzierà progetti a favore delle imprese con una spesa fino a 2,5 milioni di euro, coprendo fino al 70% totale dell’investimento ammissibile».

È vero che c’è poca consapevolezza in Romagna di queste potenzialità? Come mai?

«Purtroppo sì. Se prendo ad esempio il settore della pesca e dell’acquacoltura, abbiamo piccole e piccolissime imprese, spesso sottocapitalizzate e con una fragile capacità di innovazione. Il tema è sempre quello dell’istruzione e della formazione. Investire sulla capacità di fare impresa e sul capitale umano è determinate per rafforzare lo sviluppo imprenditoriale ed il posizionamento di un’impresa sul mercato, tanto più adesso in cui anche i nostri pescatori devono competere con prodotti ittici che arrivano da paesi extra europei e che troppo spesso il consumatore non è informato della provenienza o delle caratteristiche di produzione».

Bellavista al lavoro a Bruxelles

Quali progetti stanno partendo in questo ambito?

«Tanto per fare degli esempi si sta lavorando per migliorare la sicurezza alimentare legata al prodotto ittico. A livello europeo chiediamo che le regole vigenti in Europa, ad esempio sulla tracciabilità del pescato e le informazioni al consumatore, valgano anche per i prodotti di importazione. Si lavora per promuovere la dieta mediterranea con i vantaggi che essa comporta per la salute e per contrastare l’obesità, ci sono i progetti sulle energie rinnovabili, sulle biotecnologie legate alla cosmetica, alla farmaceutica. È un mondo in grande evoluzione! Mi fai venire in mente un progetto che elaborai oltre dieci anni fa sulla mobilità via mare coinvolgendo le nostre motonavi della Romagna, (che peraltro potrebbero ospitare a bordo anche le biciclette) e collegando tutti i porti ed i pontili per spostare le persone da una parte all’altra della costa durante l’estate. Ecco, anche questo sarebbe da tirare fuori e da riproporre per il turismo e la mobilità costiera. Sarebbe un’iniziativa molto interessante fra l’altro finanziabile con i fondi europei».

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