Bellaria Film Fest, anteprima per Roby Puma

Filmini di famiglia in Super8 mostrano una Bellaria Igea-Marina anni Settanta – con il mare, la spiaggia, i tuffi, i bikini, le mamme, i bambini –, l’inconfondibile patina a colori della pellicola ci immerge subito in un tempo che non c’è più. In quel tempo c’era Roby Puma a Bellaria.

Roby Puma era il matto del paese. Roberto Zanzani, in arte Roby Puma. Oggi non ce ne sono più, matti di paese. Roberto Zanzani era nato nel 1946, se ne è andato sei anni fa. Che è anche sembrato strano, perché pareva che non invecchiasse mai, Roby Puma.

Ora un film, affettuosamente, lo celebra: “Roby Puma. L’artista tremendo”, del filmaker bellariese Alessio Fattori, che ha rovistato anche tra materiali video e audio inediti. Sarà l’anteprima del Bellaria Film Festival, questa sera (ore 20,30) nel Parco Culturale “La Casa Rossa di Alfredo Panzini”. Palscoscenico tutto suo. Dei suoi occhi buoni, della sua genialità selvaggia, esibita sulle strade con furore primordiale. Un folle debordante, creativo, arguto.

Ma era davvero folle, poi? «Roby Puma era il fool in senso shakeaspiriano, quello che può dire davanti al re che ha il doppio mento» dice Vinicio Capossela che ha amichevolmente preso parte, con abbondanza di ricordi, al film. Lui che a proposito dei suoi esordi proprio al mitico Pjazza di Bellaria ha sempre del resto ricordato che «la mia esibizione iniziava dopo quella di Roby Puma»… All’una e trentacinque circa, infatti.

«Aveva qualcosa di felino» continua Capossela, riflettendo su quel nome, Puma, e su uno dei suoi pezzi forti dalla vena futuristico-bestiale: «Gatto, gatto, gattaccio…», gridato a squarciagola. Una delle sue hit, insieme al bestiario della Vecchia fattoria. Finì inevitabilmente alla Corrida di Corrado e da Jerry Scotti.

Roby Puma assorbiva e restituiva nella sua maniera totalmente libera, sgraziata, folle appunto, tutto quello che vedeva accadere, dentro e fuori la dimensione provinciale del suo paese: il sesso, il rock, le parolacce più scurrili, ma entravano nelle sue “gag” anche l’ecumenismo di Papa Woijtila o la parodia della pubblicità di Federico Fellini, con gli ormai proverbiali Rigatoni sostituiti da «Voglio un cappone!».

A raccontare Roby Puma oltre all’amico Vinicio, anche il fratello Bruno Zanzani, e testimoni diretti delle sue prodezze, e gentilezze, come Roberto Mantovani, Gabriele Bucci, Mosè Fattini, Gian Marco Basta. Resta il silenzio suonato dalla sua cara vecchia tromba. E i suoi folli travestimenti.

Zambianchi e Zattoni a Forlì

Viene presentato alla Sala San Luigi di Forlì, oggi con il regista in sala, e domani, “Quel che conta è il pensiero”, il primo film scritto, diretto e interpretato da Luca Zambianchi ed Enrico Zattoni. Auto-prodotto, il film guarda a problemi, ansie e speranze di una generazione, che è quella dello stesso Zambianchi. «C’è molto di me nel film e nel mio personaggio – spiega Zambianchi – del resto scrivo di ciò che conosco meglio, i giovani tra i venti e i trent’anni. Partendo dal mio modo di essere e dalle mie riflessioni, spero allora di essere riuscito a raccontare anche l’esistenza di altri. È un’ambizione elevata, lo so, ma d’altra parte sono ancora iscritto… alla categoria degli illusi!».

Molti gli attori romagnoli nel cast, come Enrico Zambianchi, Alessandra Rontini, Matteo Celli, James Foschi, Gianfranco Boattini, Luciano Baldan, Alex Ravaglia, Francesco Lega, Laura Zecchini e Giuliano Gavagna, e c’è anche un debutto, quello del co-protagonista Michele Petrini. Anche le musiche sono made in Romagna: le firmano gli Equ e i Corner in Bloom, giovane band indipendente di Forlì. Ma Zambianchi sta già pensando al domani: con Zattoni, amico e tecnico del suono fino dal primo cortometraggio, ha fondato infatti la “Henry Whites Film” per produrre le pellicole future. M.T.I.

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