SANTARCANGELO. La potenza dei fulmini, l’energia della danza, l’impatto visivo del teatro. Torna a Santarcangelo festival la compagnia forlivese Masque Teatro insieme a “Luce”, in programma questa sera al parco Baden Powell (ore 23.30). Una forma scenograficamente complessa per una performance che vede duettare la danzatrice Eleonora Sedioli con due macchine Tesla Coil. Movimenti, ritmo serrato, l’evanescenza che segue a esplosioni di luce e di oscurità.
Corpo, natura e invenzione. Un dialogo da tempo indagato da Lorenzo Bazzocchi (cofondatore della compagnia, regista e ingegnere) che, seguendo fedelmente il progetto originario dello scienziato serbo-americano Nikola Tesla, ha costruito due ricetrasmittenti di energia libera, capaci di produrre scariche disruptive di energia elettrica. Nessun pericolo per le persone, l’altissima frequenza e lo skin effect, che fa circolare le scariche solo sulla superficie dei corpi conduttori, non disturba né gli spettatori né la danzatrice. Tra le due macchine un totem e la danzatrice. Fulmini, saette e intensità corporea ballano in armonie dalle linee ondulatorie.
Una performance fortemente visiva. Qual è il messaggio di questo spettacolo?
«È un lavoro che unisce una indagine scientifica sui fulmini a suggestioni legate ad Aby Warburg e ai suoi studi sugli indiani Hopi – risponde Bazzocchi –; il riferimento è alla celebre conferenza che tenne nel 1923, in cui lo studioso rifletteva sul passaggio del movimento da una dimensione bidimensionale a una tridimensionale capace di dare l’idea della spazialità totale. Nel suo amore per la danza del serpente di Oraibi ritrovò la tradizione artistica, i movimenti a serpentina che caratterizzano anche tante opere di Michelangelo. Questo è l’immaginario a cui facciamo riferimento».
Serpenti e fulmini.
«Il serpente è considerato in molte culture il portatore della pioggia, con proprietà salvifiche. In questo lavoro confluiscono tensioni che ci animano, necessità di comprendere come il corpo possa trasformarsi in figura fantasmale, evanescente».
Una riflessione sulla natura che diventa ancor più attuale in questo momento di pandemia.
«Il covid ci ha sorpreso, credo che lo si dovrebbe considerare come una delle prove che la vita riserva. Una prova piena di dolore. Spero che da questo disastro si possa trarre qualcosa di positivo, che si modifichi in meglio il modo in cui si vive. Lo spettacolo “Luce” dimostra, svela che la materia è fatta anche di altro, che la natura è complessa. Il teatro ha sempre dato delle linee guida. Spesso è stato ed è considerato intrattenimento, ma è attraverso il teatro che si può approfondire la realtà e quanto accade. Il teatro è la vita. Conduce alla ricerca intima di sé e del mondo, permette di trovare delle forme che conducono alla propria natura, all’essenza».
Come si affrontano le difficoltà anche economiche dovute alla pandemia?
«Il Ministero e la Regione hanno dimostrato sensibilità. Sicuramente c’è una vicinanza maggiore tra le forze interne del teatro di fronte a un futuro incerto».
Info: 0541 623149

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