Basket, stessa spiaggia, stesso Myers: la magica sera degli 87 punti

Il sogno di ogni giocatore di basket? Tirare e fare canestro, sempre. Trovare quell’estasi agonistica che trasforma ogni tiro in “only the net”, solo retina. C’è stato un giorno in cui gli dei del basket si sono fermati a Rimini, trascurando per un giorno la quotidiana visita oltreoceano tra le stelle della Nba. Quel giorno era il 26 gennaio 1995, quando al Palasport Flaminio si vide una delle partite più incredibili del basket italiano, con un record tuttora imbattuto.

Predestinato

Carlton Myers in Serie A2 era una specie di ufo, forte di un tiro in sospensione immarcabile: saltava troppo in alto, teneva la palla troppo su prima di salutarla con una frustata di polpastrelli verso la retina. In una parola: instoppabile. Nel 1995 era un giovane atleta che doveva ancora compiere 24 anni, raro esempio di tecnica abbinata ad una esplosività atletica illegale. Lo aveva scoperto una icona del basket riminese come Claudio Papini e fin dal settore giovanile era un predestinato. «Questo farà grandi cose», il coro unanime. In effetti, andò proprio così.

Riminucci e il mito del Simmenthal

Fino a quel giorno di fine gennaio di fine terzo millennio, il record di punti in una partita di basket in Italia apparteneva a Sandro Riminucci, bionda stella del Simmenthal Milano che impazzava negli anni Sessanta. Erano le leggendarie scarpette rosse guidate da Cesare Rubini e l’ala Riminucci da Tavoleto il 3 maggio 1964 realizzò 77 punti nella gara vinta in scioltezza dal Simmenthal contro La Spezia. La partita finì 101-46 per Milano. Le cifre di Riminucci? Eccole: 31/54 da due e 15/20 ai liberi. All’epoca non c’era ancora il tiro da tre punti e grazie all’impresa di Riminucci il basket si fece largo tra le tv e la stampa sportiva, storicamente invase da un monocolore calcistico rotto da rari sprazzi di ciclismo e boxe.

Le magie di Myers

Oggi che il mondo del basket Nba è popolato di giocatori europei (alcuni spaziali, altri semplicemente ottimi giocatori), c’è quasi il rimpianto che Carlton Myers sia nato in una epoca sbagliata. Al di là di un carattere complesso e di una personalità fortissima (ma gli assi hanno per forza una autostima pronunciata) fisicamente e tecnicamente era un giocatore da Nba e lo sarebbe stato senza dubbio nella Nba di oggi, dove impazzano tanti semplici atletoni e la tecnica pura è sempre più rara.

Il record

Il 26 gennaio 1995, Carlton Myers scrive una pagina di storia del basket italiano. Per la TeamSystem Rimini, quella contro la Libertas Udine sulla carta è solo una partita facile nella corsa verso quella A1 che invece sarà conquistata da Forlì in finale play-off. Sta di fatto che da partita facile diventa una partita storica.

Palla a due e Myers sbaglia il primo sottomano in acrobazia, va a finire che butta male anche perché Udine va subito sullo 0-5, ma Rimini sorpassa e inizia a condurre in scioltezza. Myers realizza 36 punti già nel primo tempo, poi inizia la ripresa, con coach Mauro Di Vincenzo e tutto il resto della squadra che iniziano a capire che può materializzarsi qualcosa di incredibile, e allora parte l’ordine: «Facciamo tirare Carlton». Si va sempre da lui, in ogni azione non si cambia mai idea d’attacco: stessa spiaggia, stesso Myers.

Contro i veterani

La Libertas Udine di coach Giulio Melilla è arricchita da alcuni veterani che hanno fatto la storia del basket italiano: Marco Bonamico, Leo Sonaglia, Lauro Bon. Il problema è che non c’è nessuno in grado di marcare Myers, che quando salta per il tiro in sospensione sembra cercare con la testa i riflettori del soffitto del Flaminio. Un canestro, un altro e poi un altro ancora: arriva a 50, a 60, poi 70 punti e qui il pubblico impazzisce e si mette a guardare la partita in piedi, perché ha capito che si sta scrivendo la storia. Myers arriva a 76 e tutto il Flaminio trattiene il fiato: riceve palla da sinistra, sale in sospensione e segna il 78° punto, ricevendo l’abbraccio dell’amico e compagno di squadra Franco Ferroni e anche la pacca sulla schiena di Sonaglia, il primo degli avversari a complimentarsi con lui.

Myers ha già segnato i punti che spesso sono il totale di tutta una squadra in una partita, ma è dentro in un nirvana che fa sì che anche se tirasse col gomito farebbe canestro. Tripla da sette metri e sale a 81 punti, poi la fatidica quota 87 arriva da quasi nove metri, segnando di tabellone dopo un tiro scoccato poco oltre la linea dei tre metri della pallavolo.

Numeri da paura

Qui può davvero bastare: il pubblico composto di inizio gara è diventato un’orda scatenata da concerto punk. Coach Di Vincenzo lo chiama in panchina per un uragano di applausi che lo sommerge, mentre la voce del telecronista di Vga Piero Arcide è rotta dall’emozione: «A inizio gara mi davano la distinta delle formazioni – ricorda oggi Arcide – e i punti li annotavo in diretta. All’intervallo vedo “Myers 36” e inizia a diventare un problema trovare lo spazio per tenere i punti… Dalla ripresa in poi vedo tutta la TeamSystem che difende durissimo e in ogni attacco dà la palla a Carlton. Al 26’ era già arrivato a 50 punti e da quel momento al palazzetto si respirava un’aria magica. Carlton meritava una gioia del genere: gli sono molto affezionato, abbiamo sempre avuto un bel rapporto».

La partita finisce 147-99 per Rimini. I numeri di Myers: 14/22 da due, 9/19 da tre punti e 32/35 ai liberi. Valutazione Lega, 94. In tutto realizza 23 canestri dal campo, quindi senza il tiro da tre punti avrebbe comunque battuto Riminucci arrivando a 78 punti. E ora gli 87 punti di Carlton sono scolpiti nella roccia, un record forse imbattibile. Però questo lo si diceva anche per il record di Riminucci e allora mai dire mai. Anzi: mai dire Myers.

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