Basket, la notte del Flaminio: Rbr “scansa” Roseto e vola in A2

“L’aperitivo può attendere”. È lo slogan col quale si chiudeva il promo che la Publiphono, fedele compagna da spiaggia, ha sparato per tutta la giornata. Pure la pizza può attendere, ma non la serie A2 che torna a Rimini undici anni dopo. Non undici anni qualsiasi, ma passati realmente agli inferi della pallacanestro, perché la C Gold per Rimini era proprio un castigo. Poi il Covid che ha fatto parecchi danni dappertutto e ha bloccato sul nascere le ambizioni biancorosse. Anzi, le ha rimandate a tempi maturi. E quest’anno erano maturi.

Tornando all’aperitivo, il Flaminio si popola pian piano come previsto: si arriva direttamente dalla spiaggia, inutile fermarsi a casa per una doccia visto il caldo infernale che accoglie i tifosi nel vetusto Flaminio. Se ieri ci fosse stato un venditore di ventagli avrebbe fatto l’incasso della vita.

Quel Flaminio che perdona una volta, due no. E 44 anni dopo le prime emozioni a stelle e strisce, tra qualche settimana tornerà ad accogliere due americani.

Dentro il palazzo c’è ottimismo: più che altro fiducia, perché sfruttare il secondo match point significa non gettare malamente all’aria quanto costruito nella fondamentale tre giorni di Roseto e soprattutto non dover tornare in Abruzzo dove vincere tre volte in una finale play-off sarebbe stato quasi impossibile.

In campo Rimini mena di brutto e si capisce in fretta che Roseto non l’accetta, non è bello tosto e arrogante come venerdì, tutt’altro, è tenero, tiene fede al suo nome così dolce e profumato, ieri più adatto a una serata di coppia che da battaglia in una finale play-off. Da loro Amoroso resta il vero leader, indiscusso: una parola buona con tutti i compagni spaesati, una pacca nella schiena agli arbitri auspicando un fischio amico e una battuta pure con la curva biancorossa quando va a cercare un po’ di meritata pausa fuori dalla trincea.

Meno amichevole è il tono col quale Ferrari accoglie Saccaggi in un time-out, ma va così, non c’è tempo per distrarsi, per perdersi l’uomo: il coach sa bene che prima o poi arriverà il momento di Saccaggi; eccolo, a inizio ripresa spara la bomba (la sua unica) del +20 ed è l’antipasto della festa che si scatenerà mezz’oretta più tardi. Il tappeto rosso è già pronto, gli ultimi 10’ sono da passerella: standing ovation per chi si accomoda in panchina, prima Bedetti, poi Scarponi, Masciadri, Saccaggi, Tassinari, Rivali, Arrigoni e capitan Rinaldi che esce in lacrime.

“Dai ragazzi portateci via, da questa categoria” (più o meno così…) è il coro che va di più, a 20” dalla fine è già tempo di invasione di campo, a sirena suonata Davide Turci si toglie i panni del dirigente e rimette quelli da tifoso scatenato, quelli che aveva in curva in quel 1997 che vide l’ultima promozione casalinga del basket riminese. La fine è un Romagna Mia di puro stampo calcistico e c’è pure un coro per Forlì, perché il derby è iniziato ieri.

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