Basket B, Tommasini ago della bilancia della Virtus

È stata una domenica, la seconda del campionato, segnata in maniera inequivocabile dal colpaccio di Marco Regazzi e della sua Virtus Imola al Pala Cattani. Alzi la mano chi, tra gli addetti ai lavori, avesse anche solo avuto il dubbio che dal derby romagnolo potesse uscire il segno “2”.

E invece lo sport, sempre sensibile alle “belle storie”, ha visto la matricola giallonera confezionare una prova quasi perfetta e regalare al proprio allenatore il successo del cuore. Non aveva certo nascosto emozioni e ambizioni, coach Regazzi, già a otto giorni dalla sfida contro i “Raggi” e l’essere riuscito a tirare fuori una prova del genere dalla squadra ne conferma le grandissime qualità. Lui ha stravinto il duello con Garelli, lui ha già ottenuto sensibili miglioramenti dagli under voluti in estate e sempre lui, forse più di ogni tifoso giallonero, crede nella salvezza della sua Virtus.

La partita di Faenza, come pure quella di Imola dove una combattiva e mai doma Andrea Costa ha “matato” la solidissima Fabriano (occhio ai marchigiani), sono state segnate sul parquet dal contributo (dato o mancato) dei play. In un basket che ormai da tempo e a maggior ragione scendendo di categoria, vede sempre meno lunghi “veri”, capaci di incidere sul gioco dentro l’area colorata, ecco come in B la differenza, 9 volte su 10, la facciano gli esterni e in particolare i registi.

La coppia della svolta

Partiamo proprio dalla Virtus. Dopo l’infortunio estivo di Alessandro Alberti (operato ieri al ginocchio) e la sconfitta nel derby imolese di Supercoppa, coach Regazzi non aveva menato il can per l’aia. «Un’aggiunta? Se troviamo un giocatore importante nel ruolo di play-guardia». Si parlava di lunghi, di un esterno con centimetri e chili. Regazzi voleva un play, un costruttore di gioco e così è arrivato Tommasini. Domenica Luca Galassi e lo stesso Tommasini hanno interpretato in maniera perfetta il derby, dando brio e pericolosità all’attacco giallonero. Certo, il 52% da tre non sarà spesso replicabile da Aglio e compagni, ma da ex play Regazzi ha voluto sistemare il reparto nevralgico, alla luce pure dell’inesperienza di Soliani, e qui adesso la Virtus sta messa bene. Zona, uomo, pressing, a prescindere dalle scelte difensive altrui sia l’ex Fabriano che la matricola Galassi (16 punti e 3.5 assist di media, con il 38% da tre) possono avviare il gioco e finalizzarlo. Così finiscono per avere più spazio ottimi tiratori come Aglio, Carta, Morara e lo stesso Magagnoli che, statene certi, presto ricomincerà a fare canestro. Proprio la fluidità di gioco e letture del play sono mancate ai Raggisolaris che un regista puro non ce l’hanno.

La stessa scelta tecnica, molto rischiosa, fu fatta l’anno scorso da un altro allenatore (Serra) e replicata quest’anno da Garelli, solo che l’asticella è stata alzata di molto parlando di promozione e una lacuna del genere può essere colmata solo con il tempo e il lavoro in palestra. Molto giovane Bandini, guardia pura (o quasi) Pastore e un ibrido in via di definizione Voltolini. Se per risolvere il rebus aumenta, proprio come l’anno scorso, il minutaggio del 36enne Vico (31’ in campo nel derby), allora antichi guai rischiano di riproporsi. L’idea è che una squadra come Faenza debba arrivare a giocare con la maggiore fluidità possibile e non preoccupandosi così tanto di eseguire, come invece è sembrata fare in questa primissima parte della stagione.

Play inventato

Se ragionare di play per una squadra tutta in divenire e inferiore alle altre come i Tigers appare esercizio futile e ingannatore, sul fronte Andrea Costa il nodo play resta centrale. Domenica nel terzo quarto, la zona 2-3 di Fabriano ha mandato in cortocircuito i biancorossi, incapaci di trovare la chiave di volta nonostante il lavoro tattico settimanale. Perché? Vero che, come sottolineato da Grandi e Tognacci, la squadra imolese ha abbassato troppo il ritmo, però in quei frangenti sarebbe servito un play vero. Non uno di rottura come il pur eccellente Luca Fazzi, che infatti lì ha perso la trebisonda insieme ai compagni (faccia tosta vera nel segnare comunque due canestri pesantissimi), non uno inventato come l’Mvp di serata Federico Tognacci. Le cose sarebbero andate diversamente con Montanari sul parquet? Difficile dirlo. L’ex Crema, al di là delle misure fisiche, è una guardia e quindi questo rebus necessita di una soluzione diversa. Al momento Tognacci resta il miglior portatore di palla e costruttore di gioco biancorosso. Non a caso nel finale, contro Fabriano, coach Grandi ha rinunciato a Fazzi per puntare sull’esterno riminese e su Corcelli. Resta l’idea che tutto questo possa funzionare per frangenti di partita e non possa diventare il vero equilibrio dell’Andrea Costa. In attesa del recupero di Montanari, chissà se al momento del dunque e in presenza di un’occasione vera, pure all’Andrea Costa serva, come ai cugini gialloneri, non un lungo ma un play. Al campionato l’ardua sentenza.

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