Basket B, Rivali: “Rimini favorita, ma attenti a Imola”

Un derby tira l’altro. E Rimini li vuole vincere tutti: in stagione, fino a qui, è stato filotto con le ‘conterranee’, sempre battute piuttosto nettamente peraltro. Dopo Faenza arriva quindi Imola ed Eugenio Rivali, cervello del gruppo di Ferrari, ha le idee molto chiare su come affrontare la questione: «Partita difficile, Imola è la squadra rivelazione del girone, non ci si aspettava potesse stare in zona alta, tanto di cappello – dice Rivali – Siamo carichi ma con le antenne dritte, avremo motivazioni extra per l’Rbr Day, visto che ci sarà un Flaminio con una bella cornice. Favoriti? Sulla carta sì, ma i derby vanno sempre giocati, sono match a parte».

La sfida nella sfida è con Emanuele Trapani, un playmaker molto diverso dal numero 10 di RivieraBanca, che qualcuno potrebbe definire vecchio stile. «Lui, come tanti altri, è molto diverso da me, oggi la maggior parte dei playmaker non rispetta esattamente il significato del termine, cioè non costruisce gioco, ma piuttosto lo produce – se la ride il Genio, che peraltro è stato fermo qualche giorno causa febbre – Sono “combo” guardie, pronti a segnare, pericolosi al tiro, magari meno propensi all’organizzazione generale. Non so se esista il play perfetto, per me è quello che mette in ritmo i compagni e, allo stesso tempo, quando c’è bisogno di prendere la situazione in mano inteso come apporto a livello di punti, lo fa, mettendosi in proprio e magari risolvendo le partite. Nonostante oggi il basket sia molto cambiato, cerco di attenermi a queste linee guida, anche se credo ormai di essere rimasto quasi da solo».

Un esemplare in via di estinzione, in effetti, anche se spesso ha segnato quando contava in questi anni e non solo.

«Abbiamo tante bocche da fuoco, mi piace innescarle».

Rimini è lì, a -2 dalla vetta e col vento in poppa, però un perfezionista come ‘Eugi’ non può essere mai soddisfatto del tutto. «Confermo, mi aspettavo qualche sconfitta in meno e un po’ di continuità in più, penso al passo falso di Ozzano che è stato uno stop nel nostro processo di crescita anche se va riconosciuta la bravura dell’avversario. Per l’ultimo salto di qualità, bisognerà avere la solidità mentale per tutti i 40 minuti come si è intravisto a Faenza, dove pur non essendo brillantissimi in attacco siamo stati sempre tosti e uniti in difesa. Questo va fatto in tutte le partite, da qui fino ai play-off».

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