Basket A2, Unieuro: un finale da incubo per la stagione dei sogni

Una famosa frase di Jim Morrison dice: «Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi». La caduta di sabato con Roma è una delle più rovinose e inattese, le ferite resteranno, ma l’Unieuro dovrà rialzarsi anche per cercare e trovare la “scatola nera” che possa spiegare i motivi di un tracollo che ha ben poco di razionale.

«Ai perché di questa eliminazione non ho spiegazioni esaustive neanche io, posso solo avanzare ipotesi – scuote la testa il general manager Renato Pasquali – Parto con una premessa e torno a febbraio 2020 quando si interruppe il campionato scorso: eravamo secondi e in rampa di lancio, abbiamo fatto scelte motivate dal vissuto che avevamo avuto con i protagonisti della scorsa stagione sino a quel momento e, quindi, abbiamo puntellato la rosa in accordo con l’allenatore facendo scelte che tutti abbiamo condiviso ritenendole giuste. Terrence Roderick era una di quelle. Ci ritroviamo poi a febbraio di quest’anno nella stessa situazione, anzi migliore perché eravamo primi. Cosa è successo da quel momento in poi è francamente inspiegabile. Le nostre aspettative erano ben altre».

Pasquali cita Roderick, l’indiziato principale del delitto sportivo anche perché l’uomo chiamato a essere il valore aggiunto del gruppo. «Qui entriamo nel mistero più assoluto. La prima partita importante in cui è davvero mancato in modo inspiegabile è stata la Coppa Italia a Cervia, se ne è discusso, ma Dell’Agnello ha sempre garantito che ai play-off Terrence sarebbe stato determinante perché il ragazzo ci teneva e perché così era stato quando lo ebbe con sé a Bergamo. Non avevamo uno “storico” che ci facesse pensare il contrario».

Eppure non è successo, anziché decisivo è stato condizionante in negativo. Aveva mai palesato malesseri o insoddisfazioni? «Mai – afferma Pasquali – né da parte sua né da quella del coach che ha sempre gestito il rapporto con lui. Non ci ha mai detto di non trovarsi bene o di volere tornare a casa come sento dire e in allenamento ho sempre visto un atleta con la faccia giusta e mai svogliata. Paradossalmente si allenava peggio in inverno e poi, invece, a vederlo giocare rimanevo a bocca aperta. E’ incomprensibile, i soldi li ha sempre ricevuti, i premi li aveva come gli altri».

L’infortunio a Rush ha avuto un grande peso, anche perché Radic non era l’uomo giusto e neppure al posto giusto. «Con Erik non saremmo ora in questa situazione. L’infortunio è del mercoledì a Voghera, il giovedì gli esami non danno una diagnosi definitiva e sabato, comunque, la società decide di andare sul mercato: ho sondato 40 giocatori da allora, avevamo l’accordo con due che per ragioni non economiche, non è stato possibile fare arrivare e l’unico che ci ha detto di sì è stato Radic che non era un’ala, ma la richiesta del tecnico era comunque quella di un “4-5”».

Ora la società deve riassestarsi. «Non so dire quanto le cose cambieranno, è presto anche per me che rispondo delle mie scelte e quindi anche dei miei errori – ammette Pasquali – Il club ha fatto di tutto, non ha mai detto di volersi tirare indietro, bensì solo che oltre un certo limite non si sarebbe svenato. Ora i soci dovranno sanare i 450-500mila euro di passivo da mancati introiti del pubblico, ma al domani stanno già pensando».

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