Basket A2, Unieuro solida e vincente, Rimini aspetta i suoi italiani, Ravenna si interroga su Anthony

Quattro battistrada “predestinate” dai pronostici: ci sono tutte, le teoriche favorite del girone rosso di A2, se si esclude la Fortitudo Bologna che aveva steccato la prima ma si è ampiamente rifatta nell’esordio casalingo. Ci sono comunque già svariati motivi da analizzare in un secondo turno che conferma le difficoltà della coppia Rimini-Ravenna e la solidità di una Forlì che, pur priva del suo bomber Sanford, passa al Flaminio dando segnali più che confortanti in ottica futura.


Romagna in antitesi

Forlì imbattuta (2-0), RivieraBanca e Orasì azzerate (0-2). Se senza il tuo cannoniere designato – nonché uno dei migliori Usa del campionato – metti assieme un 2/2 contro Mantova e Rimini, significa che “ha già capì tot”, per dirla in dialetto romagnolo. I ragazzi di Martino, se togliamo le lunette storte, giocano ampi sprazzi di ottimo basket: la palla la toccano spesso tutti e cinque quelli sul parquet, e con un Valentini modello Spissu agli Europei, si può già sognare.
I problemi della Rinascita iniziano invece a essere chiari: gli italiani “dormono”, soprattutto Anumba, Masciadri e…Batman Meluzzi, che adesso rischia il quintetto a discapito dell’eroe della promozione Tassinari. Del resto, quando non va bisogna cambiare, anche se Ravenna, per riprendersi dai 50 punti di scarto subìti nelle prime due, dovrebbe forse…cambiare campionato. Il rischio di diventare squadra materasso c’è: Kendall Anthony è già sulla lama del rasoio?

Kendall Anthony


Profondità e ascensori

A proposito di percorsi netti: domenica prossima ecco servito il big match tra Unieuro e Pistoia, che pur non mettendola neanche in una vasca da bagno (4/19 da tre), tiene a dieta rigidissima una Ferrara sin qui imbarazzante. C’è della profondità, nel roster toscano, con otto guerrieri e un Angelo Del Chiaro (centro classe 2001) clamoroso, assieme al pinnacolo Varnado già candidati al premio per la miglior intimidazione del campionato (Ogbeide permettendo). Chi invece usa la rotazione a nove è la Fortitudo di Dalmonte: quando in quattro vanno in doppia cifra, uno ne mette 9 e un altro 8, l’allenatore fa festa grande. Per capire se sarà da titolo, si attendono prove più dure di una Nardò che, al contrario, ne segna 52 (su 64) con tre giocatori, i due stranieri più l’ex Fulgor Libertas Michel Poletti. Come dire: contorno risicatissimo.


Bomber infelici


Per la serie: meglio metterne 30 o giù di lì e perdere o fare “virgola” e vincere? Se si sceglie la prima, raramente si conquisterà mai qualcosa in questo sport, anche se nel frattempo sarà meglio far capire dove deve andare il pallone. E allora di Jazz Johnson, silenziato nei primi 15 minuti e detonante nel secondo tempo (14 nei primi 4’ del terzo quarto con movimenti di “bufordiana” e “pickettiana” memoria, 29 alla fine), prima di un paio di pasticci finali in combutta con Tassinari, e di Dalton Pepper – 24 con 5/9 da tre ma la sua Cividale cade nel finale a Mantova, dove Anthony Miles (21 e 3 recuperi) è l’mvp – cosa vogliamo dire? Una cosa sola: a naso, basteranno e avanzeranno per salvarsi.

Jazz Johnson e Lorenzo Penna


Un punto (di sutura) al minuto


Se in Romagna non si ride, a Ferrara si piange ma proprio a dirotto. Il 2/16 da tre della Tassi Group è roba che non si può vedere neanche nella Uisp, ma se il tuo esterno americano si fa male dopo dieci minuti c’è anche una buona dose di sfortuna. Occhio all’incrocio tra due settimane al Pala Flaminio: tira già aria pesantissima, da classica ultima spiaggia.


Squadroni e resistenze


Udine è forte? Sì, molto, e non è solo Keshun Sherril (6/9 da tre) ma è tanti singoli e un ottimo collettivo. La difesa strenua di San Severo, con cinque in doppia cifra e la solita rumba di botte dietro, conferma che una delle teoriche squadre da salvezza sarà qualcosa di più: Fabi e Bogliardi sono italiani di qualità e con gli attributi, proprio come Valentini. Se ne indovini “due”, sei già un pezzo in là.


50 sfumature di (anti)basket


Certo che si potrebbe anche giocar meglio, dice il saggio. Su otto partite, in tre c’è una squadra che non arriva a 60 e in altre tre una che non arriva a 70. Va bene difendere, ma non si chiamava pallacanestro?

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