Basket A2, Unieuro e Marini, incroci speciali sotto canestro

Nel corso della vita di ognuno c’è un “amico ritrovato” cui sorridere e rivangare il passato con nostalgia e affetto. A volte capita che dopo il tempo trascorso assieme, la vita faccia rivedere i tempi andati con l’allure magica di qualcosa di irripetibile, altre volte come qualcosa che è valso la pena avere vissuto ma che è stato per entrambi superato da un presente, e da una prospettiva di futuro, che parlano di soddisfazione, di sogni ancora da realizzare, di traguardi tutti da raggiungere. E quando è così, il passato che si riaffaccia non è malinconia. Passato: bello, possibilmente, ma da tenere in un angolo senza eccedere nel rimpianto.

Pierpaolo Marini appartiene a quest’ultima categoria. E’ l’amico ritrovato che nello sport è diventato avversario e, quindi, per 40 minuti di gioco effettivo un provvisorio “nemico”, al quale non si può che guardare con benevolenza ma con la consapevolezza che le nuove strade intraprese sono quelle che, separandosi, entrambi speravano di percorrere. Domenica Unieuro-Gevi Napoli è la supersfida al vertice del campionato di serie A2 e basta già questo a salutarsi prima della palla a due dicendosi sostanzialmente «va bene così».

Sta andando bene a Forlì, ancora imbattuta e al Napoli di Marini, provvisoriamente primo da solo dopo il successo di mercoledì su Chieti. Alla guardia abruzzese, poi, va davvero bene: miglior marcatore della squadra a 14.2 punti di media. E dire che Napoli è lunga e piena zeppa di elementi di prima fascia. «Mi sto trovando bene come avrei voluto quando ho ricevuto l’offerta della società – ammette l’interessato – Sin da inizio estate Napoli aveva palesato ambizioni importanti e questo indubbiamente mi aveva attratto, poi la squadra si è confermata profonda, con nove giocatori veri che rendono altissimo il livello di ogni allenamento. Questo aiuta a consolidare la mia crescita che, però, ha avuto nell’Unieuro due tappe fondamentali: è a Forlì che ho acquisito piena fiducia in me stesso e non finirò mai di ringraziare per questo».

Dal “cittadone” alla metropoli, però, il passo è stato lungo. «All’inizio anche traumatico. Forlì era la città più grande in cui avessi giocato, figuriamoci, e Napoli con il suo traffico è stata spiazzante. Ora mi sto abituando, peccato non poterla vivere appieno a causa della pandemia».

A Napoli, però, ha trovato un maestro come Sacripanti. Il suo predecessore, Sandro Dell’Agnello, resta però un suo accanito estimatore. «Lo so e la stima è enorme e reciproca. Non mi stupisce che Forlì sia lassù con noi, è forte e in più ha un grande allenatore che starà sicuramente studiando qualcosa per mettermi in difficoltà domenica. Ancora non so cosa anche se mi aspetto di avere Roderick a marcarmi. Sacripanti? Non lo devo presentare io, è il nostro valore aggiunto»

Però Napoli è forte di suo, che partita sarà al Pala Galassi? «Una battaglia vera, che si deciderà solo alla fine come lo è stata per noi quella con Scafati. Ho un solo rimpianto: giocarla senza pubblico. Il palazzetto vuoto sarà uno choc, match come questi meriterebbero palazzetti stracolmi».

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