Basket A2 play-off, l’Unieuro vuole la “bella”

L’immagine più bella della notte dell’orgoglio? Non una, ma due. La prima è quella dell’urlo di Rei Pullazi e Jacopo Giachetti dopo che nell’arco di 10 secondi il primo ha convertito il suo sesto rimbalzo offensivo nel canestro del 74-72 e il secondo, di furbizia, ha indotto Bucarelli a perdere palla a 6” dal gong. La seconda è quella dei tifosi, tanti, che usciti dal Pala Galassi non hanno imboccato subito la strada verso il parcheggio, ma si sono fermati, in fila alle casse, per acquistare già il biglietto in vista del quarto match della serie con Cantù che andrà in scena oggi alle 20.30 (arbitri Caforio, Pazzaglia e Lucotti).

Due istantanee cumulabili tra loro e che sono il felice epilogo di una serata nata con l’idea dell’ultimo tango al palasport che, nella testa, dopo i primi 20 minuti di partita sembrava prendere sempre più forma. E invece ecco la reazione, di squadra, che tutta la Forlì del basket voleva, sognava e, in un angolo del suo cuore, ancora covava nonostante la dimostrazione di sicurezza e debordante fisicità (specialmente difensiva) che per due partite e mezza l’Acqua San Bernardo aveva e stava ancora dando. Un ruggito biancorosso che ha fatto riesplodere tutto quel sentimento da carme catulliano che rappresenta il viscerale e simbiotico rapporto tra una città e la palla a spicchi. “Odi et amo”, appunto, perché quell’amore così profondo porta anche a critiche asperrime, ma mai a rinnegare un’amata da riabbracciare immediatamente alla prima occasione.

Anche ieri, con il botteghino del palazzetto aperto, in tanti si sono recati per acquistare il tagliando e lo si potrà fare anche questa mattina, dalle 9 alle 13, prima che le casse riaprano alle 19 a 90’ dalla palla a due. La società concede agli Under 18 di entrare al terzo anello al costo di un solo euro (presentando in biglietteria il documento d’identità) e agli universitari di farlo a 5 euro e a 10 se vorranno accedere al secondo anello. L’obiettivo è quello di avere un Pala Galassi ancora più caldo di quello, comunque vicinissimo alla squadra, di giovedì.

Sì, perché ancora una volta e in 40 minuti ci si gioca tutto, ossia la possibilità di conquistare una bella che i biancorossi possono avere nelle corde. A patto di riuscire ancora a sprigionare energia per tutti e quattro i tempi. In garatre ci sono riusciti perché, al netto dell’impasse offensivo degli ultimi 5′, hanno avuto una reattività superiore a quella degli avversari.

Quasi sempre Forlì è arrivata prima e con più determinazione, sulle palle vaganti, spizzate, sporche. E questo ha fatto la differenza al pari della ritrovata pericolosità perimetrale: 48% da tre. L’Unieuro, al cospetto di una difesa talmente fisica da rendere quasi impossibile il gioco interno, per vincere necessita di replicare una prestazione con la mira focalizzata, specialmente dalla distanza, ma non può altresì prescindere da muovere uomini e palla ancor più di quanto ha fatto due sere fa. Il gioco “dentro-fuori” va ricercato con dinamismo, con velocità di pensiero ed esecuzione, con costanza: per muovere la difesa, creare spazi, trovare vantaggi. Poi saranno da sfruttare e da quanto l’Unieuro riuscirà a ritagliarseli e ad approfittarne, passerà un’eventuale seconda notte magica e non un ultimo tango.

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