Basket A2, la nuova RivieraBanca è come la voleva Ferrari

Lo sanno anche loro, che questa Rinascita non è semplicemente da salvezza. Per carità, ci sta che al primo anno in A2 si punti a consolidarsi, ma il roster allestito è un mix di atletismo, fisicità, talento e soprattutto punti nelle mani che potrebbe rivelarsi micidiale per le altrui difese, senza considerare la presenza di almeno due-tre difensori puri, presi apposta per dar fastidio agli stranieri nemici.

RivieraBanca che inizierà da San Severo la sua nuova avventura, punta forte su quello che nel basket fa la differenza e l’ha sempre fatto a ogni livello: le guardie. Il trio Meluzzi-Tassinari-Johnson è un concentrato di pericolosità con la palla in mano, possibilità di attaccare il pick&roll, precisione dall’arco dei tre punti con costruzione di un tiro anche dal nulla. A discapito di un’altezza media forse non all’altezza delle avversarie, si è scelto di avere tre piccoli di talento e personalità, con caratteristiche diverse ma tutti in grado di decidere i momenti della partita. Anumba e Bedetti, i teorici numeri 3, sono invece quelli deputati al lavoro sporco, potenzialmente adatti a difendere sull’esterno americano e a prendere quel che arriva dalla spazzatura.

Masciadri è una sicurezza con doppia identità dentro-fuori, Ogbeide il classico intimidatore che serve anche per far collassare le difese in raddoppi che poi aprono spazi sull’arco.

Ma anche la panchina da ampie garanzie: Arrigoni è un duro, uno che lotta all’infinito e con la fame di dimostrare che può starci bene anche al piano di sopra, D’Almeida conosce la A2 e può essere il jolly difensivo nei paraggi del ferro. Se Scarponi confermerà i progressi, di fatto con poca pressione, la sensazione è che il mix costruito sia davvero interessante, perché può consentire a Ferrari di esprimere la pallacanestro che preferisce (aggressività dietro e scelte oculate in attacco), con possibili quintetti diversi (più tecnici, più atletici, più estemporanei) e una coppia Usa ad alto tasso di spettacolarità ma anche di attributi, dai quali andare nei momenti difficili e decisivi. Di italiani così affidabili, poi, in A2 non ce ne sono molti, e i due ‘mori’ Anumba e D’Almeida possono rappresentare quell’ulteriore salto di qualità fisico, rispetto al passato, che al piano di sopra è per forza richiesto.

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