La Pallacanestro 2.015 Forlì ha diffuso una intervista al responsabile del settore giovanile Lorenzo Gandolfi, che parte precisando: “Se resistesse questo clima, sarebbe uno spettacolo… Però se comincia a piovere, come facciamo?!” Come si svolgono gli allenamenti in questi giorni? “Le regole sono chiare: si fa un lavoro individuale, senza alcun tipo di contatto, all’aperto, nei campetti della città. Ovviamente non ci sono gli spogliatoi, e i ragazzi arrivano già cambiati, ognuno con il proprio pallone: all’arrivo viene misurata la temperatura e abbiamo un registro dove archiviamo il tutto”. L’organizzazione “extra” è curata nel dettaglio e, lo stesso, quando si comincia l’allenamento: “Suddividiamo il campo in tre stazioni, una a metà campo ed una per ogni canestro: tutte le stazioni sono gestite da un allenatore e, se nella fascia “centrale” si lavora molto dal punto di vista atletico (coordinazione, reattività, esercizi di palleggio), sotto i canestri si curano il tiro, la tecnica e le partenze. Ogni stazione dura dai 15 ai 20 minuti, per un totale quindi di un’ora di allenamento. Finita l’ora, si cambia, e arriva un secondo gruppo: cominciamo alle 14.30 e finiamo circa alle 16.30, dopo purtroppo diventa buio…”

I ragazzi si stanno ruotando in 3 campetti della città: “Devo ringraziare l’Aics, con la quale ci stiamo coordinando attivamente per l’organizzazione. Insieme facciamo un programma settimanale e valutiamo come meglio portare avanti la nostra attività. Devo fare i complimenti agli allenatori, perché si sono adattati perfettamente alla situazione e non era così scontato. Sono stati bravi a variare gli esercizi, perché c’era il rischio concreto di diventare noiosi. E invece loro sono hanno studiato, si sono preparati e si sono fatti trovare pronti, per rendere il tutto più divertente per i ragazzi. E in più, appena arriviamo, puliscono il campo dalle foglie e dalla pioggia, se necessario… Mica una cosa da poco!”

Gandolfi vuole poi sottolineare un aspetto: la qualità del lavoro e l’importanza “sociale”: “Abbiamo cominciato per garantire un servizio alle famiglie. Pensavamo che dare l’opportunità ai ragazzi di uscire di casa fosse un messaggio importante, in un momento come questo. I genitori sono stati entusiasti e ci hanno dato fiducia, quindi li ringraziamo”. Poi, le cose, si sono rivelate meglio del previsto: “È vero che abbiamo iniziato con questo intento, ma il risultato è eccellente: i ragazzi stanno migliorando a vista d’occhio e la crescita individuale è visibile giorno dopo giorno. Di questo sono entusiasta. Viviamo un senso di “precarietà”, passatemi il termine. Oggi lavoriamo facendo il programma quotidiano, sperando che il tempo ci assista il più possibile”.

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