Basket A2, il doppio ex Tassinari: “Botte e laser in faccia, vi racconto le mie Rimini e Forlì”

Quattro stagioni furenti a Forlì (dal 2006 al 2010), addirittura 7, divise in due tranche (2003- 2006, 2012-2016), nella sua Rimini. Federico Tassinari, per tutti il Tasso, ama definirsi un “riminese atipico” perché a San Mercuriale ci ha lasciato un pezzo di cuore. Domani ci sarà, anche se ammette, candidamente, di non conoscere bene le due contendenti. Le due piazze, invece, le conosce benissimo, anche se adesso le società che le rappresentano sono diverse rispetto a quando in campo c’era lui. «A Forlì allora c’era un gruppo storico di soci molto coeso che ha allestito ottime squadre – dice “Fede”, classe ’77, affermato fisioterapista col fisico ancora scolpito – A Rimini, quando tornai in serie B, ritrovai la dirigenza con Capicchioni al timone. Ora c’è una società molto solida che negli ultimi anni ha fatto molto bene, creando sintonia e un’atmosfera davvero molto positiva e coinvolgente. Questo si riflette sulle presenze al palazzetto e sull’armonia di giocatori e staff, che possono lavorare al meglio. So invece che a Forlì è cambiato tutto e che delle persone di allora non è rimasto nessuno. Mi ha stupito il comunicato degli Ultras Forlì che scioglievano il gruppo, ma in ogni caso sono due piazze esigenti che amano il basket, con un buon passato che si vorrebbe rivivere calcando altri palcoscenici».

Di aneddoti, il Tasso, ne potrebbe raccontare a iosa: ma quali sono i ricordi migliori e peggiori che tiene ancora dentro? «In quegli anni a Forlì arrivammo tre volte primi e una volta terzi dopo la regular season. Abbiamo vinto tantissime battaglie e mi ricordo che giocai in ogni situazione fisica (zigomo e naso fratturati, legamenti rotti ndr), a volte forse esagerando a giocare comunque. Il ricordo più brutto è gara5 di finale per la promozione contro la Fortitudo, persa all’ultimo secondo su passi in partenza non fischiati, anche se arrivare fino a lì era stato davvero tanto. Con Rimini mi ricordo quando, in Legadue contro Sassari, sotto di uno a pochi secondi dalla fine il loro americano mi fece fallo. I tifosi mi puntarono il laser in faccia quando andai in lunetta, ma riuscii lo stesso a fare 2/2 e, di fatto, grazie a quella vittoria Murat Didin non fu esonerato. Brutti ricordi particolari no, direi le uscite dai play off in quei tre anni di vecchia A2».

Nel maggio 2016, in quella gara2 dei quarti di finale playoff tra Nts Informatica e Unieuro, col Flaminio sold-out come probabilmente sarà domani, lui c’era. «Ce l’ho ancora dentro, era una bolgia come gara1 al Palafiera. Perdemmo, ma tutta la curva alla fine mi salutò con un lungo applauso. Sono molto felice di essere stato amato a Forlì come giocatore e persona, ancora oggi sento tante persone amiche che mi raccomandano di salutare i miei genitori, sempre presenti in tribuna. Domenica credo che sarà una festa dello sport, spero nella massima correttezza, ci possono stare i cori e gli sfottò ma il rispetto deve sempre essere la prima cosa».

Un pronostico secco? «Rimini è squadra neopromossa e rinnovata, è ancora in rodaggio, Forlì è da qualche anno in A2 quindi forse è un po’ avvantaggiata». Chiusura coi protagonisti del passato che ricorda di più («Rodney Monroe e Roberto Gabini, oltre a Tim Pickett, i più forti coi quali ho giocato a Rimini, a Forlì mi trovai benissimo con la visione di gioco di Alessandro Davolio e il talento di Michele Cardinali che tuttora sento spesso. I più forti di sempre? Darryl Dawkins e Rodney Buford»), e con la rivelazione finale: per chi tiferà il Tasso? «Il mio cuore è riminese, quindi per la squadra della mia città, ma abbracciando comunque calorosamente il ricordo forlivese. Lo so, sono un riminese atipico…».

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