Basket A2, Paolo Carasso e la nuova RivieraBanca: «E’ stata creata una squadra interessante»

Di solito in questo periodo vincono tutti e il giorno in cui una squadra si raduna, c’è la consapevolezza di aver allestito il miglior roster possibile. Sarà logicamente il campo a determinare le fortune di RivieraBanca, da ieri al lavoro, ma la squadra che si riaffaccia sul palcoscenico della serie A è stata costruita con un duplice obiettivo: posizionarsi nella zona sinistra della classifica e giocare in un modo frizzante per portare gente al palazzo.

Un aggettivo per questa squadra? «Interessante», risponde secco Paolo Carasso. L’amministratore delegato di Rbr poi approfondisce: «E’ costruita con tanti giocatori alla prima esperienza in A2, ma tutti con grandi motivazioni. Diciamo che sono scommesse calcolate, perché abbiamo dato la possibilità a tutti di dimostrare di essere giocatori importanti per questa categoria».

Sul mercato di A2, Carasso dice: «E’ molto semplice: ci sono giocatori che hanno dimostrato nel tempo di poter fare la A2 e qui ci restano, costano tanto ma il loro format è quello. Poi ci sono quelli che non hanno al momento lo stesso pedigree ma hanno voglia, stimoli e determinazione: costano meno ma credo possano assicurare un livello più alto. Rinascita ha fatto la squadra con questo criterio, risparmiando qualcosina ma facendo leva sugli stimoli dei giocatori convinti che possano fare la differenza. E ho notato che pure Ravenna ha fatto questa scelta, anche se con qualche punto interrogativo. Poi noi abbiamo aggiunto la star, Jazz Johnson».

Carasso racconta così i due stranieri, cominciando dalla guardia. «Ribadisco che la società ha fatto un sacrificio importante perché Jazz veniva a Rimini solo a determinate condizioni. C’erano due club di serie A che l’avrebbero preso a cifre più basse ed era ricercato anche in A2. Siamo stati bravi a chiudere la trattativa in maniera fulminea. Da lui ci aspettiamo tanto, direi quasi tutto: punti, tiro, difesa perchè ci sa fare dietro, fatico a pensare a un suo limite. Qualcuno lo giudica basso per giocare play-guardia in A1, lui ha detto che vuole migliorare ulteriormente per potersi giocare in futuro le chance ai piani più alti».

Ogbeide è una scommessa: «Si è messo in gioco per sfondare nel campionato italiano. Di lui ci ha convinto la sua predisposizione al lavoro. Credo possa essere la chiave della nostra stagione, l’asso nella manica per stare nella parte sinistra della classifica».

Logico che la difesa sarà fondamentale, ma ormai è difficile trovare squadre che non mordono dietro. Ma per fare divertire i tifosi bisogna anche fare canestro, quindi basteranno 85 punti a RivieraBanca per vincere le partite? Carasso assicura: «In attacco ci divertiremo: nel ruolo di “1-2” abbiamo giocatori veramente importanti, le ali assicurano fisicità, sotto siamo coperti, mettiamo in campo talento, tiro da fuori, pericolosità vicino a canestro. Non penso che sia semplice per i nostri avversari andare a tirare da sotto. Sì, gli 85 punti credo che possiamo garantirli, anche grazie a Ferrari, un’altra carta importante che mettiamo sul tavolo. Il nostro coach è un professionista serio e preparato, ha già fatto la A2 ed è la persona giusta per far eccellere le qualità offensive dei nostri giocatori. Se arriviamo a 85 sono curioso di vedere quante squadre ne faranno più di noi. Quindi io sono fiducioso, non stiamo parlando di una squadra costruita per vincere il campionato, ma che ha tutto per entrare nei play-off».

Breve amarcord, le diverse strade prese da Rivali e Rinaldi: «Eugenio è eccezionale, avrebbe avuto la possibilità di fare la A2, ma ha sempre voluto essere un giocatore importante, con quell’orgoglio e quella capacità che gli consentono di poter far crescere i giovani. Quindi quando gli abbiamo fatto la proposta biennale per tornare a Santarcangelo, gli si sono illuminati gli occhi. Vogliamo che gli Angels tornino a essere una chicca, il trampolino di lancio per i nostri giovani, penso a Morandotti, Mulazzani, James, ragazzi che tra due-tre anni possano giocare in A2. Tommy invece aveva una visione meno tecnica, più dirigenziale. Ci teneva a continuare con noi e abbiamo voluto avvicinarlo il prima possibile a me e Davide Turci. È partito con grande entusiasmo in questo suo nuovo ruolo, ha idee, spirito di iniziativa, è una risorsa importante».

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