Le lacrime di Avagnina spiegano meglio di tante parole la delusione sammarinese dopo la bella che ha riconfermato la Fortitudo campione d’Italia. Lui era in prima base, era il punto del pareggio e si aspettava la legnata di Angulo e Reginato: non è arrivata e “Lole” è tornato in dug-out, consapevole che la sua carriera è finita mercoledì sera. Il giorno dopo, per chi perde, è sempre il giorno dei rimpianti. Non fa eccezione Mario Chiarini che non nasconde la sua delusione. «Abbiamo giocato una buona garasette – dice il manager dei titani – non sempre esce vincente chi se lo merita di più, anche se faccio i complimenti a Bologna. La Fortitudo non aveva qualcosa più di noi, la finale ha visto due squadre che si sono equivalse solo perchè il nostro monte era ridotto all’osso. Con i roster completi, la differenza fra noi e loro era notevole».

Chiarini allarga il concetto. «È stata una serie molto dura, una finale lunga praticamente quindici giorni e da fuori certe situazioni non si possono giudicare se non si conoscono. Siamo andati sei volte a Bologna per giocare tre partite, gli spostamenti pesano soprattutto per i ragazzi che hanno un lavoro. Si è infortunato Solbach, il nostro miglior lanciatore e la squadra ha reagito, si è infortunato Hernandez, un altro partente e la squadra ha saputo reagire ancora una volta. Ma siamo stati costretti a spremere il monte. In un anno così difficile, in una finale che di colpo si è complicata, la squadra ha fatto il meglio che poteva, per questo a fine partita ho voluto ringraziare i ragazzi. Ripeto, in una condizione giusta questo scudetto si portava a casa».

Tralasciamo un attimo garacinque, ma allora dove ha perso San Marino? «Abbiamo avuto in generale numeri migliori di Bologna, sapevamo che in una serie scudetto al meglio delle sette, qualche partita potevamo lasciarla in giro. Fatta eccezione per garaquattro, abbiamo sempre fatto punti, perchè in tutta la stagione non abbiamo mai faticato a produrli. Purtroppo abbiamo concesso troppi punti nelle partite dei pitcher italiani».

Eccoci allora alla partita della svolta. «Il timing è tutto nel baseball, il timing di quella partita sono i tre punti che ha concesso Maestri in dieci lanci in avvio di quarto inning. Sull’8-0 e sull’8-2 il monte doveva gestire la situazione, nessuno si aspettava che Ale andasse in crisi, Di Raffaele non aveva ultimato il riscaldamento, ma l’unica soluzione era quella. Abbiamo cercato di mettere il nostro rilievo nelle condizioni più comode mandandolo a lanciare contro un mancino (Grimaudo che poi è andato out, ndr). Poi dovevamo toglierlo? Forse, ma Garbella era l’unico pitcher a disposizione, pioveva e in caso di sospensione chi avrebbe terminato la sera successiva? Mi servirà da esperienza, in quel frangente però avevo mille pensieri in testa: la pioggia, i pitcher, la gestione della partita».

Se nel 2021 ci sarà ancora Mario Chiarini sulla panchina di San Marino lo sapremo presto, intanto l’ex bomber dei Pirati si congeda elogiando la sua squadra. «Il bilancio finale per me è positivo, siamo stati in campo tutti i giorni dal 1° giugno e non era facile giocare le infrasettimanali per chi lavorava. Abbiamo perso due pitcher, abbiamo perso il catcher titolare Albanese, abbiamo avuto l’infortunio di Reginato, con Avagnina eroico a giocare tutte le finali da esterno, lui che doveva smettere e ha ricominciato. Tante piccole cose che rendono tutto più difficile».

Argomenti:

Mario Chiarini

San Marino Baseball

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *