SAN MARINO – La 35ª finale scudetto dell’era play-off comincia questa sera al “Gianni Falchi”, con replica domani sul Titano. La formula dell’alternanza proseguirà per tutte le Italian Baseball Series, con garatre lunedì a Bologna, garaquattro martedì a San Marino, eventuale quinta partita in Emilia, mentre le eventuali garasei e la bella scudetto si giocheranno entrambe a Serravalle, con Bologna squadra home-team in garasette. Tutte le partite cominceranno alle ore 20, non è prevista la conclusione al tie-break, le gare riservate ai lanciatori di formazione italiana saranno la seconda e la quinta, per la prima volta arbitri e manager potranno avvalersi dell’instant replay.

Chiarini, come sta la squadra?

«Stiamo recuperando Reginato che ha saltato l’ultimo trittico con Bologna, fino all’ultimo decideremo se e come utilizzarlo visto che ha ripreso a girare la mazza da un paio di giorni (probabile battitore designato con Avagnina esterno sinistro, ndr). Mentre non so se Albanese potrà essere a disposizione in questa serie visto il suo problema muscolare al braccio».

La rotazione sul monte è confermata per le prime due partite?

«Sì, garauno Solbach e venerdì Maestri. Nella finale non c’è il tie-break, quindi nel caso ci fossero partite più lunghe dei normali sette inning, potrebbero essere utilizzati molti rilievi».

Le ultime tre partite di regular season possono essere prese come termine di paragone?

«Direi di no, l’intensità generale è stata piuttosto bassa, poi nessuno ci sta a perdere, ma non sono gare che possono fare testo».

Stessa finale dodici mesi dopo, cosa è cambiato?

«Quest’anno è cambiato tutto, il campionato è stato differente, un’atmosfera diversa, le nostre due squadre sono state modificate in corso d’opera dopo aver valutato tanti aspetti. Da un anno all’altro è tutto rivoluzionato, ma non è cambiata la voglia di giocare queste partite, il bello di essere lì in campo».

Come si batte una squadra come la Fortitudo abituata a vincere?

«Bologna non molla mai, anche quest’anno nonostante abbia cambiato molto. Prima o poi i cicli vincenti finiscono, speriamo che sia l’anno buono per interrompere il loro. Ma per riuscirci dovremo pensare a fare benissimo quello che sappiamo fare e abbiamo dimostrato che è molto difficile anche giocare contro di noi. San Marino ha vinto l’ultimo scudetto nel 2013, c’è voglia di tornare a festeggiare».

È la prima finale sulla durata di sette riprese, cosa potrà cambiare rispetto agli altri anni?

«Non penso che tutti si siano abituati a giocare sette inning, anche perché abbiamo avuto solo poche partite per abituarci a una svolta importante. Se la partita è combattuta mentalmente la puoi ragionare, altrimenti va via liscia, i lanciatori sono dominanti e le parti basse di qualche line-up faticano ad avere tre turni nel box. I battitori sanno benissimo che non possono mai sprecare un turno, ogni singolo lancio diventa utile. I giocatori, specialmente nel box, devono sempre tenere alta la concentrazione. Logico che come spesso accade, la chiave sarà il rendimento del monte di lancio. Se un pitcher ha una falsa partenza, va in crisi la gestione di tutto il monte e la gara rischia di essere compromessa. Ma non mi stupirei di vedere un complete game di qualche lanciatore. Credo che alla fine l’equilibrio regnerà sovrano tra due squadre abbastanza simili. Vedo una serie scudetto lunga».

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